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Friends, Family and Fools: chi sono i primi investitori della vostra startup

Qual è la prima fonte di finanziamento per una startup (Founders esclusi), quali sono le loro aspettative e i primi problemi con gli investitori

Le così dette 3F (appunto, dall’inglese Friends, Family and Fools) sono le prime persone in assoluto a credere nel vostro tanto geniale, quanto folle, progetto che andrà a rivoluzionare il mondo. Attenzione, però, allo spirito e alle credenze con le quali investono in voi e nella vostra startup!

La categoria delle 3F

Chi mai potrebbe credere sin dal principio in un’idea scaturita dalla vostra mente se non le persone più vicine che avete intorno? Gli amici e la famiglia sono, infatti, la prima e sicura categoria di finanziatori che andranno a mettere soldi nel vostro progetto senza avere quasi certamente la vera concezione di quel che stiate facendo. È, infatti, assai più probabile che lo facciano per mero supporto a voi e i vostri sogni. Il che, però, potrebbe risultare allo stesso tempo un pregio e un difetto: parlando di soldi, infatti, nessuno li cede davvero a cuor leggero, in nessun caso. E trattandosi dei vostri più cari affetti, ci potrebbe essere qualche problema di comunicazione per evitare che si infici troppo il rapporto già esistente.

L’altra categoria, invece, è quella forse più facile e temibile fra tutte: quella degli idioti. Tanto son presi dal vostro progetto, che appena lo vedono investono tutti i risparmi senza un briciolo di criterio, completamente invaghiti dal sogno che gli si prospetta ai loro occhi. A questo entusiasmo, sempre benvenuto in un mondo arduo e pressante come quello delle startup, si accompagna però il loro più grande difetto: nella maggior parte dei casi hanno la loro visione del progetto, che può non coincidere con la vostra, e da quella non si discosteranno mai!

I primi problemi con l’Investor Relationship

Avere a che fare con queste 3 categorie di persone è, infatti, assai difficile: da un lato devi far capire alla tua famiglia dove ha messo i soldi e che, prima o poi (molto in “poi”), frutteranno qualcosa anche a loro. Soprattutto, è particolarmente difficile spiegare loro non solo la difficoltà del progetto che state facendo e che, prima che inizi a fruttare qualche spicciolo, c’è la lunga Valle della Morte da superare (periodo iniziale di tempo in cui la startup non fattura e va esclusivamente in perdita); è altresì arduo spiegare come funziona la diluzione delle quote quando cominciano ad arrivare altri investitori, con quantità di denaro quasi sempre molto più grandi. Spiegare al nonno, infatti, che è passato dal 10% di quote al 2,5%, a causa dell’ultimo cospicuo investimento e non per chissà quale truffa, è una vera e propria impresa!

Gli amici son i più cari e tranquilli… finché non entrate in perdita. Anche loro, con tutta probabilità, investono nella vostra startup perché hanno maggior considerazione della vostra persona, più che del progetto e del resto del team che c’è dietro. Sono, infatti, soldi decisamente facili, ma allo stesso tempo decisamente rischiosi. Nel caso, infatti, doveste subire grosse perdite finanziare, o anche nell’eventualità in cui doveste proprio fallire, è raro che le amicizie continuo ad esistere, dopo che i sudati risparmi di uno sono andati completamente persi. In questo caso non è tanto difficile spiegare ragionevolmente quanto successo, solo la formula “affetto e denaro” non funziona in particolar modo. Siamo esseri umani, d’altronde.

I problemi dati dagli idioti sono, appunto, quelli consistenti nel traslare la loro idea nel vostro progetto. O meglio, vederci del potenziale, ma applicato in un verso che voi non avete mai pensato di applicare. Ancora, può succedere (invero, è molto raro che non succeda) che le startup passino attraverso il processo di pivot: ovvero il processo per cui, una volta lanciata l’idea nel mercato e visto il fallimento della stessa, si torna indietro all’idea/progetto originale e lo si modifica in base alla risposta avuto dal consumatore al primo prodotto o servizio. Anche, e soprattutto, in questo caso, spiegare all’idiota che il progetto originale da milioni di euro non è per niente attinente alla realtà dei fatti risulta essere più complicato di quanto si pensi. Nella sua ossessione, lui, o lei, continuerà a vedere per non si sa quale ragione, il nuovo astro nascente del mercato, l’invenzione finale. Con questo tipo di investitori, i dati sono purtroppo la più scarsa delle risorse.

…e come risolverli!

Dunque quale modo per risolvere i problemi sopracitati senza perdere i soldi proposti? Probabilmente investire più tempo nella spiegazione di quali, complessi, processi una startup debba attraversare e, nel dettaglio, a quali rischi si potrebbe andare incontro ma che sicuramente voi riuscirete a passare. Parlando col nonno, infatti, dovrebbe tranquillamente capire che se passa al 10% di quote della startup al 2,5%, ciò vuol dire che le azioni che possiede valgono assai di più di quanto potessero mai valere prima: in breve, che è più proficuo possedere il 2,5% di €1 milione, che il 10% di €100.

Gli amici, invece, dovrebbero essere più comprensivi una volta che vedono coi loro occhi l’impegno e la passione che mettete nel progetto in cui avete davvero investito tutto: dalle energie ai soldi. E che non state, soprattutto, utilizzando i loro soldi per futili occasioni, ma per creare un reale valore aggiunto nella società.

Con gli idioti, purtroppo, c’è poco da fare: ci vuole solo tanta, ma tanta pazienza.

Marco Piludu

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