Hertz dichiara bancarotta negli USA e in Canada: overview

La pandemia continua a mietere vittime, ma in questo caso si tratta di un colosso del settore del noleggio (Hertz), che si è trovato a dover presentare istanza di fallimento negli USA ed in Canada.

La compagnia americana, a causa del repentino calo nella domanda sugli spostamenti, si è ritrovata a dover fronteggiare una situazione di totale crisi che ha aggravato le già persistenti difficoltà economiche. Le condizioni di precarietà economica, però, trovano la loro origine nel passato.

La situazione

Le pesanti difficoltà finanziarie della Hertz trovano la loro origine nella crisi finanziaria del 2008, che ha colpito gravemente il sistema finanziario globale nel complesso. Le manovre poste in essere negli anni passati non sono sicuramente riuscite a migliorare in maniera definitiva una situazione che ha portato il colosso del noleggio ad operare in perdita negli ultimi anni. Dal 2016 al 2020, infatti, sono state registrate cospicue perdite che non hanno permesso alla società di tenere il passo dei competitor. Senza considerare l’extrema ratio adottata due mesi fa (aprile 2020), di tagliare circa 10 mila posti di lavoro per poter contenere i costi. Ad oggi il debito accumulato di 20 miliardi di dollari, a fronte di una cassa da 1 miliardo, risulta insostenibile nel lungo periodo. Di ciò ne sono convinti anche i creditori che hanno deciso di non indulgiare ulteriormente con i pagamenti pattuiti, sancendo la crisi definitiva della compagnia. A seguito del mancato accordo tra le parti, si è dovuto ricorrere al “Chapter 11”, una norma del diritto fallimentare americano che permette alle imprese una ristrutturazione finanziaria conseguente ad un grave dissesto.

Analisi del contesto

Come abbiamo evidenziato pocanzi, risulterebbe sbagliato attribuire questo drammatico epilogo unicamente alla crisi economico-sanitaria che stiamo vivendo. Le vicissitudini riguardanti la Hertz, delineano un quadro molto chiaro circa la sua poco solida struttura patrimoniale. È evidente come la mancanza di profitti e la conseguente riduzione del margine di redditività degli ultimi anni rappresentino un primo campanello di allarme, se poi ci si aggiunge l’instabilità manageriale sottolineata dall’alternarsi dei CEO (Paul Stone è entrato in carica, come amministratore delegato, il 18 maggio 2020), si capisce come questa crisi abbia semplicemente messo in risalto tutte le problematiche strutturali della compagnia. Sebbene si possa parlare di un dissesto sicuramente non così inaspettato, la notizia desta grande clamore anche per le conseguenze che potrebbe comportare soprattutto in ambito occupazionale.

Cosa aspettarsi

È di fondamentale importanza chiarire che nella dichiarazione di fallimento e bancarotta, presentata dalla compagnia, non sono state considerate le attività operative in Australia, Europa e Nuova Zelanda. Per quanto concerne le ripercussioni che questo avvenimento potrà avere sul settore automobilistico, risulta di notevole importanza concentrarsi sui fornitori dell’azienda. Questo dissesto, difatti, ha trascinato con sé altri due giganti del settore: FCA e General Motors. Le due compagnie si trovano ora a dover fare i conti con dei grandi buchi nel bilancio finanziario e, considerando il periodo non propriamente roseo che sta vivendo questo settore, sembrerebbe piovere sul bagnato. Si auspica che questo evento risulti isolato e non funga da spartiacque per ulteriori fallimenti nei mesi a venire. Attendiamo il susseguirsi della vicenda per capire con certezza l’entità di questo danno e la sorte che toccherà ai numerosi dipendenti dell’azienda.

Edoardo Gentili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

it Italiano
X