Il mondo degli sport agonistici ed il Covid: uno dei settori più colpiti dell’economia, con qualche eccezione

Covid-19 ha avuto un impatto molto profondo nella società, cambiando le vite di tutti e lasciando un’impronta indelebile in molte industrie. Alcune di queste però hanno accusato il colpo molto più di altre.

In questo articolo daremo un’occhiata all’industria dello sport in particolare. Quanto c’è effettivamente in gioco? Riuscirà a riprendersi dalle perdite? Per finire, un outlier a sorpresa: gli E-sports.

Il problema di base

Ormai è quasi un anno che il famigerato virus è entrato nelle nostre vite. Ha avuto un effetto negativo sulle vite di tutti, ma per alcune persone è stato particolarmente brutale. Allo stesso modo, diversi business sono stati martoriati o risparmiati a seconda di determinate caratteristiche, siano esse nel business model, come Amazon che esiste apposta per portare i beni a casa della gente, o del prodotto venduto, come Sony il cui settore videoludico nell’ultimo quarter è stato uno dei pochi della compagnia Giapponese ad avere un incremento rispetto all’anno scorso, o ancora della possibilità di porre i propri dipendenti in smart-working, come molti nel settore dei servizi hanno avuto la chance di fare.

Molti sono dunque i fattori in gioco quando si parla di sensibilità di un business (o di un’intera industria) al temuto Covid-19. E’ abbastanza intuitivo che lo sport agonistico sia dal lato non troppo felice della Gaussiana in questo frangente, particolarmente quando si parla di sport di squadra. Ovviamente sarebbe pura follia pensare di poter analizzare un fenomeno di tale portata in tutte le sue sfaccettature in un breve articolo. Fior fiore di accademici, analisti ed esperti vari si stanno già occupando di ciò mentre stai leggendo queste righe. Quello che però possiamo fare è farci un’idea di quello che sta succedendo, di quanto siano profonde le perdite subite e di che implicazioni questo avrà sul prossimo futuro (spoiler: eviterei di acquistare azioni del settore sportivo ora come ora).

La crisi del mondo dello sport

Tutti sappiamo che il giro di soldi dietro agli sport agonistici è immenso. Chi non ha mai sentito, a volte con un po’ di invidia, altre con un barlume negli occhi, di calciatori che vengono pagati milioni? Mi ricordo che da bambino mi domandavo ‘ma da dove vengono tutti questi soldi?’. Secondo uno studio del 2016 chiamato ‘Value and benefits of the Sports industry’ pubblicato dalla UWI (University of West Indies), tra le maggiori fonti di guadagno nel settore sportivo figurano sponsorizzazioni, vendita di merchandise ed abbigliamento sportivo, eventi e palestre. Queste a loro volta si articolano in diversi rami. Per esempio, gli eventi si compongono sia di biglietti per posti fisici che di concessioni per lo streaming delle partite. Già qui però possiamo vedere dei fattori di rischio notevoli. Meno si può praticare un determinato sport, meno attrezzature specifiche verranno acquistate, o se non si può andare allo stadio i posti rimarranno invenduti, e via dicendo.

Cosa succede però quando la partita agonistica stessa non si può giocare, perché i giocatori non possono interagire? Senza alcun intervento, i risvolti di queste ‘falle’ nell’ecosistema business del settore sarebbero tragici. Come indicato in uno studio di Weston M.A. del 2020, il valore totale dell’industria sportiva nel 2018 si stimava essere di $471 miliardi, non esattamente noccioline. Questi soldi non sono solo l’investimento di ricchi proprietari di squadre o scuderie F1, ma anche proventi che pagano stipendi vari a tutti i livelli. Dai tecnici agli atleti, passando per il personale del marketing, emittenti televisive e molti altri. Tutto spesso si riduce a quella partita, corsa o gara che sia, adesso a rischio di non poter avere luogo. Infatti i maggiori eventi sportivi futuri, come le Olimpiadi, hanno annunciato l’intenzione di posticipare la data, sperando che il futuro riservi di meglio. Secondo fonti che citano un report di PWC sul fenomeno, un sondaggio a cui hanno risposto centinaia di executive del settore mostra una potenziale perdita futura sui guadagni del 30-40%. La crisi è garantita, le contromisure incerte.

La singolarità degli E-sport

Nonostante lo scenario tragico a cui vanno incontro gli sport tradizionali, una voce fuori dal coro trova un’opportunità dove altri annaspano. Sto parlando degli E-sports, ovvero videogiochi (quali League of Legends, Dota e Counter-Strike) performati a livello agonistico, da poco affermatisi nella cultura di massa come sport elettronico, e che trovano gioco facile (perdonate il gioco di parole) in un periodo dove la gente è costretta a casa. Prima dell’epidemia era un settore in spiccata crescita, con un CAGR (Compound Annual Growth Rate, in soldoni rateo di crescita) superiore al 20%! Nel caso non foste avvezzi allo studio economico, e questo dato non vi abbia fatto sgranare un attimo gli occhi, vi basti pensare che di norma anche solo una crescita annua di settore del 5% è considerata alta. Si prospetta che cali a 15% nel periodo 2020-2023 a causa Covid, comunque numeri da capogiro. Gli spettatori invece, casuali e non, ammontavano nel 2019 a mezzo miliardo di persone, e si prevede anche lì una crescita annua del 10% da quì al 2023. Non stupisce che tutti i grandi brand ci si siano buttati a capofitto, da Spotify e Red Bull che sponsorizzano tornei ed eventi, a Samsung e Telecom che posseggono intere squadre di giocatori, passando per una varietà di marchi inerenti o meno al mondo del gaming quali Audi, Kia e Shell. Sia chiaro, non è tutto rose e fiori. Il virus ha avuto un impatto negativo anche per gli E-sports, ma data la natura più flessibile in termini di contatto umano delle partite e della viewership, l’adattabilità è stata più alta che nel settore tradizionale.

Ovviamente tutti speriamo che, presto o tardi, la vita torni ad una normalità pre-pandemia. In alcuni sport si sta addirittura ponderando di abbracciare l’IT (Information Technology) come assicurazione per un futuro incerto. Il modo preciso ancora non si sa. Le certezze sono due: gli E-sports stanno mostrando più resilienza dei loro parenti più tradizionali, e questi ultimi hanno bisogno di trovare presto soluzioni efficaci per non collassare.

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