Il ruolo del risk manager negli enti creditizi: focus sulle principali competenze

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una crescente attenzione da parte del sistema finanziario nei confronti del ruolo del risk manager, in particolar modo a seguito della crisi del 2008 e dei debiti sovrani.

Le disposizioni delle autorità di vigilanza, soprattutto nei confronti del comparto bancario, hanno portato ad una stretta sui vincoli patrimoniali degli enti creditizi, a tal punto da rendere il risk manager una figura fondamentale nella redazione dei principali documenti strategici e nella diffusione di una corretta cultura del rischio.

Analisi contestuale

Come accennato pocanzi, le crisi vissute a partire dal biennio 2007-2008, hanno costretto le istituzioni europee a imporre ulteriori vincoli regolamentari sulle principali aree di interesse riguardanti gli intermediari finanziari. Con l’avvento di Basilea III, le disposizioni circa le riserve di liquidità, i buffer patrimoniali e le mappature dei rischi, hanno ottenuto una notevole attenzione. Si è gradualmente compreso che i problemi che si erano prospettati “a valle”, ossia nella carenza di adeguate risorse da parte degli istituti durante le difficoltà che si sono presentate, fossero imputabili ad inevitabili mancanze “a monte”, ossia nella misurazione e gestione dei rischi stessi. A seguito di ciò si è ritenuto necessario impartire un più dettagliato controllo delle procedure utilizzate dai vari operatori bancari tramite un processo di controllo prudenziale (SREP), dando conseguente risalto alla figura di supervisore del risk manager.

L’evoluzione

Una visione integrata del capitale, della liquidità e dei rischi risulta imprescindibile nel mantenimento di una sana e prudente gestione di un intermediario creditizio. L’obiettivo principale è quello di evitare il propagarsi delle crisi, di valutare adeguatamente i risultati derivanti dagli stress test e di garantire maggiore stabilità al sistema finanziario nel suo complesso, tenendo conto dei molteplici fattori al quale è esposto. Nel raggiungimento di questo obiettivo, è necessario dotare gli enti creditizi di figure professionali competenti che siano in grado di assicurare la sostenibilità del business model non solo su di un orizzonte temporale di 12 mesi ma anche di medio-lungo termine (3 anni). Per questo le disposizioni delle autorità di vigilanza vedono nel risk manager l’elemento chiave per tentare di sopperire alle mancanze che gli intermediari hanno evidenziato, soprattutto per quanto concerne il rischio di liquidità.

Attività principali

Il risk manager risulta una figura caratterizzata da ottima preparazione, capace di avere una visione olistica delle principali criticità alle quali è esposto l’intermediario. Detiene la proprietà intellettuale dei principali documenti strategici e operativi, garantendo una corretta misurazione e gestione dei rischi attraverso una costante partecipazione attiva nel monitoraggio e reportistica degli stessi. Le innumerevoli direttive, regolamenti e circolari emanate dalle autorità di vigilanza, hanno reso questa figura assimilabile quasi a quella di un “rule manager”. È il perno intorno al quale ruota una prudente gestione dei vari business ma soprattutto di una continua integrazione con le varie unità in cui si suddivide l’ente creditizio. Con l’avvento del principio contabile IFRS 9 (1 gennaio 2019), si è assistito ad una rottura rispetto alla tradizionale dicotomia tra le due figure del contabile e del risk manager. Difatti il nuovo approccio di svalutazione dei crediti (expected loss), si basa sulla misurazione della perdita attesa calcolata dal risk manger, rendendo imprescindibile un confronto tra le due parti.

Edoardo Gentili

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