Imminente matrimonio tra Intesa Sanpaolo ed Ubi Banca: Unicredit come Don Rodrigo

Il 6 luglio è partita l’offerta pubblica di scambio (Ops), lanciata da Intesa Sanpaolo per la fusione con Ubi Banca. Al momento del lancio dell’operazione, la banca veniva valutata circa 4,86 miliardi con un premio del 27,6% sul valore di borsa del venerdì antecedente.

Sebbene ci troviamo dinanzi alla settimana decisiva che vede i due grandi istituti bancari convolare a nozze, va sottolineato come anche questa storia (al pari di Renzo e Lucia nei Promessi Sposi) non è stata priva di ostacoli. In questo caso, però, l’antagonista è la storica rivale Unicredit.

I dettagli dell’operazione

Analizzando la proposta posta in essere dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo (Carlo Messina), si evidenzia l’offerta di un concambio stimato di 17 azioni Intesa di nuova emissione per ogni 10 titoli di Ubi. Il cda straordinario di venerdì 17, però, ha deciso di aggiungere un pagamento in contanti di 0,57 euro per ogni azione oltre al concambio citato pocanzi. Il fine ultimo di questa operazione, ripetutamente rinnovato in questi mesi di pandemia, è di creare un gruppo in grado di realizzare utili per almeno 5 miliardi nel 2022 e che sia in grado di rivestire un ruolo da protagonista anche al di fuori del territorio nazionale. Si stimano sinergie pari a 700 milioni, in grado di apportare un ingente incremento quali-quantitativo alla compagnia milanese. Intesa è comunque pronta ad andare avanti anche con solo il 50% +1 delle azioni, garantendo la possibilità, anche in caso di mancata fusione tra le controparti, di ottenere in ogni caso la maggior parte della stessa. In data odierna, a Piazza Affari, Ubi Banca è arrivata a guadagnare il 14% in virtù della mossa realizzata da Intesa.

Questo matrimonio non s’ha da fare

Le nefaste conseguenze sulla concorrenza, provocate da una possibile fusione tra le due banche, risultavano molto chiare ad Unicredit. Il successivo tentativo di sentire l’Antitrust, che nel nostro parallelismo può essere vista come i bravi della situazione, risultava una naturale ed ovvia conseguenza. L’autorità garante della concorrenza (Agcm), però, ha dato il via libera condizionato all’operazione. In un documento proposto da Unicredit si può legger che “l’operazione concerne la possibile integrazione di due soggetti molto competitivi sul mercato italiano e nelle aree di presenza, molto spesso in sovrapposizione. Conseguentemente, è molto probabile che le quote di mercato della entità post merger non saranno destinate a scendere in futuro in ragione delle possibili difficoltà di integrazione, ma più probabilmente a crescere”. Risulta evidente come l’integrazione di Ubi nel complesso organizzativo di Intesa permetterà alla stessa di diventare la prima banca italiana per distacco, creando un divario quasi incolmabile nei confronti della storica rivale.

Iter dell’offerta e rush finale

L’annuncio sull’offerta lanciata da Intesa risale allo scorso 17 febbraio, mentre il relativo documento è stato depositato nella prima settimana di marzo. Ad oggi, 4 mesi dopo quell’evento, la Commissione ha deciso di approvare tanto l’Ops quanto la nota informativa e la nota di sintesi in merito al periodo di adesione dell’offerta. L’operazione è iniziata il 6 luglio 2020 alle ore 8:30 e terminerà il 28 luglio 2020 alle ore 17:30 (con possibilità di proroga). Lo stupore di febbraio lascia oggi la curiosità di vedere come cambierà lo scenario bancario italiano ed europeo in virtù di questa unione. Ci si auspica una centralità di Intesa anche in campo internazionale con prospettive di crescita non indifferenti. Va evidenziato come il ritocco sull’offerta, avvenuto durante la giornata di venerdì, stia garantendo la dissoluzione della resistenza degli azionisti Ubi alla trattativa. Ad aiutare lo sprint finale di questo accordo ci sono le performance positive registrate ieri per quanto riguarda i titoli dei due istituti di credito. Alla fine questo matrimonio si farà, anche senza il benestare dell’acerrimo Don Rodrigo.

Edoardo Gentili

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