La crisi dei grandi brand durante la ripartenza economica: focus su Pizza Hut

L’impatto devastante che il virus ha prodotto sull’intera economia è avvalorato dalle difficoltà poste in essere a grandi brand tra i quali Hertz, Lufthansa ed H&M. In ultima istanza a farne le spese è il gigante statunitense della ristorazione Pizza Hut.

Nelle ultime due settimane si è parlato spesso del fallimento dell’azienda americana, va precisato che in realtà la società proprietaria del marchio (Npc International) ha fatto ricorso al Chapter 11 per trovare un accordo con i creditori.

Overview

Le testate giornalistiche italiane hanno proclamato il fallimento della compagnia, ingigantendo parzialmente la realtà della vicenda. Pizza Hut, nel periodo antecedente al coronavirus, si trovava già in ampia difficoltà economia con un bilancio negativo che era giunto fino a 900 milioni. Il paradosso è che durante il periodo del lockdown la compagnia è stata in grado di registrare un aumento delle vendite con risultate postivi in particolar modo nel mese di aprile e di maggio. I problemi strutturali che si erano presentati precedentemente però, non potevano essere compensati da questa discreta flessione positiva. SI può desumere come non si possa parlare di un effettivo fallimento ma di una sorta di ristrutturazione finanziaria. Al di la di ciò resta comunque un duro colpo per la compagnia, che si va ad aggiungere alla nostra rubrica dei grandi brand colpiti da questa epidemia economica.

Le vicissitudini societarie

Pizza hut è stata la prima ad entrare nel mondo social creando una pagina del proprio brand su Facebook, ad esordire con un app su iPhone e ad entrare nel mondo dei videogiochi (permettendo di ordinare una pizza senza interrompere la partita). Nel 2018 è diventata anche sponsor ufficiale del campionato di football americano più seguito negli USA (Nfl). Attualmente esistono 18 mila punti venita, 1200 dei quali gestiti da Npc ed il marchio appartiene al gruppo Yum!Brands insieme a KFC. L’imponente crisi ha semplicemente evidenziato le lacune economico-societarie che si sono venute a creare tempo addietro, costringendo la Npc a ricorrere al Chapter 11. Con il fine ultimo di riuscire a garantire la continuità aziendale, si cercherà un accordo con i creditori per permettere al marchio di restare in vita.

Tutti i nodi vengono al pettine

Le evidenti criticità nella gestione aziendale erano già note dal periodo di febbraio, a tal punto che Npc si stava avvalendo del sostegno di consulenti specializzati nell’organizzazione di una procedura di ristrutturazione del debito. Nel 2019 due tra le agenzie di rating più importanti e conosciute (Moody’s e S&P Global Ratings), avevano declassato la società a causa del mancato pagamento degli interessi nei confronti degli istituti di credito proprio nel periodo di febbraio. Si può dire che il coronavirus abbia dato il colpo di grazia ad un franchising malandato di per sé, sebbene come scritto pocanzi Pizza Hut sia stata una delle poche aziende a registrare una crescita negli ultimi mesi. L’operazione finanziaria attuata da Npc speriamo riesca a tradursi in un’organizzazione con un livello di debito più basso e sostenibile, in grado di garantire una sana e prudente gestione negli anni a venire. La questione quindi risulta differente da come è stata esposta negli ultimi giorni dalle principali testate giornalistiche italiane. Senza ombra di dubbio la compagnia dovrà rinunciare ad un cospicuo numero di ristoranti negli Stati Uniti, ma ciò non preclude la possibilità di un “ritorno alla normalità” nel minor tempo possibile.

Edoardo Gentili

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