La festa è finita, discoteche chiuse e i rischi emersi

Siamo sicuri si tratti solo del divertimento e dei giovani?

Il recente “Decreto Agosto”ha disposto la sospensione delle attività da ballo (non la chiusura delle discoteche). Risulta chiaro che di fatto molte di esse si sono trovate nell’impossibilità di proseguire la loro attività tradizionale, mentre altre hanno deciso di offrire un servizio, sempre di intrattenimento, ma diverso e in linea con le disposizioni governative.

I fatti

Premesso che il seguente articolo non ha l’intenzione di fornire un giudizio di valore su tale scelta, quanto piuttosto di offrire una panoramica che sia la più completa possibile sul fenomeno in oggetto, bisogna pur sempre tenere in considerazione il fatto che, in un periodo di grande incertezza come quello che stiamo attraversando, le scelte politiche spesso non trovano il pieno accordo (tanto meno la piena comprensione) di tutti i cittadini. Partiamo dai fatti: i contagi da Covid-19 sono tornati a salire (lievemente); fortunatamente al momento il numero di ricoverati in terapia intensiva e il numero di morti resta relativamente contenuto. In questa situazione il Governo, di concerto con il Comitato Tecnico Scientifico, ha ritenuto (non indaghiamo qui il merito della scelta) di intervenire limitando le occasioni di assembramento, soprattutto per le fasce giovani della popolazione tra cui si sono registrati molti casi di contagio negli ultimi giorni. Aldilà di chi si è recato all’estero per svolgere le vacanze come gli altri anni (a Pag in Croazia tanto per fare un esempio), è noto che le coste italiane sono, durante l’estate, luogo di movida e di feste, ancor di più in un anno come questo durante il quale molti hanno preferito restare nel Paese per le vacanze. Mettendo quindi da parte inutili polemiche, le domande da porsi sono quindi le seguenti: cosa succederà a tutti coloro che, direttamente o indirettamente, vivono e lavorano grazie alle discoteche? Ci saranno aiuti/tutele per coloro che spesso non hanno dei contratti stabili (perchè stagionali o perchè in nero)? Siamo sicuri che siano sempre state rispettate le norme (è probabile che molti casi di contagio si siano verificati in suddetti locali perchè non sono state rispettate le distanze e l’obbligo di indossare i DPI)? I gestori dei locali non potevano intervenire in anticipo evitando che i giovani postassero foto abbracciati e senza mascherina nei locali stracolmi (ironicamente)?

I rischi

Il rischio più grande è legato proprio alla tutela di quei posti di lavoro che non sono stati inclusi nei precedenti decreti. Spesso coloro che lavorano in discoteca sono stagionali (nelle località di villeggiatura), o svolgono quel mestiere come secondo lavoro per pagarsi gli studi, purtroppo in alcuni casi si registrano anche situazioni di lavoro in nero (non è questo un giudizio di valore bensì di fatto). Ora è chiaro che queste persone non possono essere lasciate senza un aiuto e allo stesso tempo si può discutere sul fatto che le discoteche non sono il solo luogo in cui le persone si assembrano: le piazze di molte città hanno infatti registrato lo stesso fenomeno; inoltre la chiusura di luoghi deputati, per loro natura e per legge (avendo autorizzazioni specifiche), a queste attività di intrattenimento potrebbe incentivare raduni in luoghi privati o abbandonati, aggirando di fatto le norme e causando rischi probabilmente maggiori, non solo dal punto di vista sanitario ma anche della sicurezza. Il rischio contro il tenere aperte le discoteche, d’altro canto, può essere quello di vedersi ripetere fenomeni di violazioni del limiti di capienza dei locali (che dovevano essere adattati a favore del distanziamento sociale) e degli obblighi di indossare le mascherine (obbligo che vige ancora se ci si reca al supermercato ad esempio). A questi ultimi punti si potrebbero trovare soluzioni in tempi rapidi che scongiurino la chiusura di molti locali, difatti alcuni tra loro i sono già “riconvertiti” proponendo attività di intrattenimento che non includano il ballo e nel pieno rispetto delle norme.

Le soluzioni

Si è appunto accennato alla diversificazione delle attività, molte discoteche hanno sfruttato l’emergenza per proporre un servizio di intrattenimento diverso, che non include solo l’attività tipica a cui sono devote, il ballo per l’appunto. Da servizi di ristorazione (con pre o post cena), a “cene cantate” con musica dal vivo fino a semplici bar, in contesti eleganti e più riservati, lontano da folle e assembramenti delle piazze o dei bar tradizionali. Un concetto simile a quello di diversificazione degli investimenti di cui sentiamo spesso parlare in ambito finanziario, che risulterà, visto il protrarsi della situazione di emergenza, di vitale importanza per il futuro prossimo: la capacità di reinventare il proprio business aggiungendo uovi servizi all’offerta pre-esisitente. Senza dare quindi le colpe al Governo o ai giovani che hanno voglia di divertirsi, quanto piuttosto concentrandosi su ciò che si può in concreto cambiare con le proprie capacità imprenditoriali.

Alessandro Gastaldello

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