La sentenza emessa dalla Corte Costituzionale tedesca

Nella giornata di martedì 5 maggio, la Corte Costituzionale tedesca ha richiesto alla Bce di fornire le ulteriori giustificazioni economiche circa il programma annunciato di quantitative easing.

Va precisato che la corte ha anche respinto un ricorso, posto in essere da alcuni economisti e giuristi tedeschi, proprio nei confronti del programma di acquisto dei titoli di stato pubblici. Allo stesso tempo, ha richiesto ulteriori motivazioni celate dietro le proprie scelte, concedendo un arco temporale di massimo 3 mesi.

La questione che ha spinto la corte a pronunciarsi

L’argomento di discussione riguarda il programma di Quantitative Easing deciso nel 2015 dall’ex presidente della BCE (Mario Draghi), che da quel momento è stato ripetutamente rinnovato fino a settembre 2019. L’attenzione però, ad oggi, si sposta naturalmente sul Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), varato nel marzo scorso dal nuovo presidente Christine Lagarde. Mettere in discussione il nuovo piano di acquisto da 750 miliardi, attuato in risposta alla crisi che stiamo vivendo, risulta solo un’ipotesi al momento. La richiesta di chiarimenti da parte dei giudici tedeschi riguarda anche l’espansione dei poteri della BCE in campo politico, nell’attuazione dei suoi programmi. Un problema che ci tocca da vicino, considerando che, negli interventi prefissati nel PEPP, gli acquisti di titoli italiani pesano per circa il 30% del capitale della BCE.

Le motivazioni che si celano dietro la richiesta

Alla base di questa diatriba, se così possiamo chiamarla, c’è un venire meno al rispetto dei criteri di proporzionalità ed adeguatezza del programma di QE proposto da Mario Draghi. Le disposizioni europee sulla supervisione delle autorità di vigilanza comportando il rispetto di 9 principi da attuare nello svolgimento della propria attività. Il principio numero 7 (proporzionalità) dice che “le prassi di vigilanza del MVU sono commisurate all’importanza sistemica e al profilo di rischio degli enti creditizi sottoposti a vigilanza”, ed è proprio la presunta assenza di attuazione dello stesso che viene criticata. La Germania, infatti, risulterebbe penalizzata dai bassi tassi di interesse dovuti alla manovra che inevitabilmente si ripercuoterebbero sul risparmio e sul bilancio pubblico. Questo perché la BCE acquisterebbe, sul mercato secondario, i titoli di stato detenuti dai vari intermediari finanziari (quindi anche banche) in maniera tale da garantire ulteriore liquidità al sistema, denaro che questi stessi intermediari dovrebbero iniettare nell’economia a tassi più bassi per supportarne la crescita.

Le conseguenze: cosa aspettarsi

Con buona probabilità non ci saranno conseguenze tangibili sul programma di QE proposto dalla Banca Centrale Europea, ma questo episodio crea sicuramente un precedente. Negli anni passati sono stati pubblicati numerosi documenti riguardo le scelte economiche dell’istituto, risulta quindi prevedibile suppore che non ci saranno problemi nel far pervenire ulteriori documentazioni alla corte tedesca. Il punto centrale di questa dinamica, difatti, si sposta sulle conseguenze imprevedibili che questo giudizio potrebbe provocare negli anni a venire. La paura quindi non ricade sulla possibilità che il supremo tribunale tedesco possa ordinare alla Bundesbank (banca centrale tedesca) di respingere il programma di acquisto dei titoli, bensì sulla possibilità che altri paesi del centro e nord Europa possano effettuare ulteriori contestazioni e ricorsi in futuro.

A cura di Edoardo Gentili

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