L’economia della felicità: ciò che il consumatore è disposto a spendere per essere soddisfatto

Siamo davvero capaci di misurare la nostra felicità attribuendogli un valore monetario? Siamo sicuri di quello che può renderci felici?

La questione fondamentale da cui scaturisce il problema posto alla base di ogni teoria economica è: come posso soddisfare i miei bisogni e i miei desideri? A fianco a questa insoddisfabile situazione si affianca la questione della felicità del singolo, poiché le risorse sono limitate, come lo è l’offerta, essendo posto un limite naturale all’appagamento dei nostri interessi, possiamo considerarci veramente felici accontentandoci?  

Vincolo di bilancio.

Analizzando la teoria del consumatore ci rediamo conto che, esattamente come gli individui, Stati ed Aziende devono rispettare la Budget Line, vale a dire un vincolo di bilancio che rappresenta la soglia massima dei panieri acquistabili con le risorse di cui si dispone. I panieri non sono altro che punti sulla curva BL o al di sotto di essa che contengono le quantità incrociate dei beni che si vorrebbero acquistare. Spesso nonostante la consapevolezza del proprio potere di acquisto i consumatori tendono ad ignorare i propri limiti. Andando oltre la teoria e considerando ciò che si è disposti a fare per ottenere quello che si vuole possiamo notare come, per essere felici, si è disposti anche ad indebitarsi! Ma gli averi rappresentano davvero la nostra felicità? Oppure sono solo cose che, dopo la breve euforia data dal loro possesso, ci sentiamo giustificati a lasciare in un angolo o a marcire nelle discariche?

Capodanno 2020.

In un’epoca in cui l’essere è subordinato all’avere, la cosa più importante spesso per i consumatori è possedere sempre cose nuove, avere qualcosa da raccontare e poter arricchire il proprio bagaglio culturale. Avere significa essere tanto che la misura stessa del patrimonio investibile in viaggi e beni misura la nostra fonte di felicità. Una spesa importante e mai sottovalutata dalla maggior parte dei consumatori è quella che riguarda i festeggiamenti dell’anno nuovo. Le mete più gettonate sono tante e varie, dalle località tropicali alle capitali più famose del mondo, una delle più famose è senza dubbio New York. Il Capodanno a Times Square è completamente gratuito, il segreto per avere dei posti in prima fila è scegliere bene l’hotel in cui si alloggia che poi rilascia dei pass per delle zone esclusive in cui poter festeggiare. Bisogna arrivare sul posto il prima possibile e intorno alle 18.00: “condizioni dure che vengono comunque ripagate per chi resiste fino alla fine con un evento che non ha paragoni: dalle 18, grandi nomi della musica internazionale intrattengono la folla, in un crescendo di adrenalina fino alle 23.59 quando la New Year’s Eve Ball (la sfera) inizia la veloce discesa e alle 00.00 si illumina”.

L’economia della felicità.

L’economia della felicità può indicare molti aspetti della vita dei consumatori, è anche il titolo di un film del 2018 girato da Helena Norberg-Hodge, Steven Gorelick e John Page che racconta gli interessi della maggior parte delle persone del mondo, definita dall’ISTAT come ‘l’arte di lavorare sul nostro futuro’, si tratta di un progetto che per essere realizzato richiede la rilocalizzazione di tutte le attività economiche. Come si può fare ad avere una visione unica di mercati, persone ed ambiente? Considerando il lavoro di ogni singolo Stato che vuole rispettare la propria Budget Line, come può far rientrare le persone ed li loro desideri in un mercato? Lo stesso mercato dei beni esiste perché esistono degli scambi effettuati al raggiungimento di un certo equilibrio che è estremamente fragile ed incostante, come lo sono l’offerta e la stessa domanda di beni e servizi. I consumatori, anche se parte del mercato, non possono essere ridotti a meri beni di uno scambio commerciale. Lo stesso discorso vale per le questione legata all’ambiente, in base a questo principio vengono erogate le norme poste a salvaguardia dell’ambiente e dei diritti dell’uomo, norme basate sempre più su un’economia climatica. L’azione spetta però ai consumatori stessi che non hanno solo il ‘diritto ad avere diritti’ ma anche il dovere di rispettarli poiché, considerando la sempre più crescente consapevolezza sulla salvaguardia del mondo, ad oggi è il nostro obiettivo comune ed è il desiderio di tutti quello di realizzarlo entro il 2030, considerato il punto di non ritorno dai maggiori esperti ambientalisti.

Giuseppina Napolitano

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