L’evoluzione del profilo dell’investitore medio e il rapporto con la storia

Come muta nel tempo la figura dell’investitore rappresentativo?

The paradigm of the representative agent. L’esame tipico di ogni corso di laurea con una sfumatura finanziaria si base sulle numerose teorie che si sono sviluppate attorno a questa figura, funzionale alla definizione di modelli generali, per l’interpretazione della realtà.

L’investitore tipo

Ogni teoria economica che si pone l’obiettivo di analizzare il comportamento delle persone si basa sulla definizione di un modello “tipo” di investitore/consumatore. La comprensione delle scelte che questo soggetto farà durante l’arco della sua vita sono il punto di partenza per definire il comportamento degli altri individui; la “forza” della teoria economica è quella di definire un modello tale per cui siano pochi gli individui che se ne discostano (il modello rappresenta bene la realtà del genere umano in quel momento, ancor meglio se per un lungo periodo di tempo). Sotto un punto di vista finanziario, l’immagine del consumatore si trasforma in quella di investitore consuma prodotti/servizi finanziari e ricerca la massimizzazione di una certa utilità tramite questo consumo. Ora misurare l’utilità non è cosa semplice, ognuno ha una propria funzione di utilità (siamo tutti diversi per gusti, passioni, desideri e necessità), tuttavia molti esperti convengono con l’affermare che, in generale, gli investitori siano accomunati da due caratteristiche: avversione al rischio e un comportamento razionale.
Avversione al rischio significa che tendiamo a pesare più il valore delle possibili perdite rispetto a quello di potenziali guadagni (sovrastimiamo il rischio di perdere soldi)
Comportamento razionale in quanto ricerchiamo la massimizzazione della nostra utilità derivante da una certa attività (investiamo denaro per guadagnare così da poter ulteriormente soddisfare il nostro bisogno di comprare altri bene/servizi).
Chiaramente le due caratteristiche combinate costituiscono un trade-off che è alla base dei più celebri modelli finanziari.

Il rapporto con la storia

La storia cambia, evolve, e così le persone che vivono e si susseguono nell’arco del tempo. Così come i bisogni dei consumatori cambiano a seconda del periodo storico, lo stesso succede per gli investitori (del resto parliamo pur sempre degli stessi individui). Negli ultimi 50 anni questo cambiamento si è fatto sempre più presente nella vita quotidiana: internet, numerosi e complessi nuovi prodotti, il processo di globalizzazione, sono tutti fenomeni che hanno contribuito al mutare del profilo di investitore medio. Pensiamo per un attimo al nostro Paese, luogo in cui sono nate grandissime imprese a partire dal secondo dopoguerra, per anni abbiamo esportato in giro per il mondo un modello di eccellenza imprenditoriale in molteplici settori (automobili, sartoria, informatica, industria agroalimentare). Poi? Quella luce sembra essere venuta meno, le generazioni che sono seguite non hanno portato avanti quel processo. Vi starete chiedendo come si ricolleghi questo al paradosso di un investitore medio, ebbene coloro che investivano nel nostro paese hanno smesso di farlo ad esempio. Allo stesso modo noi stessi siamo cambiati come investitori, pur mantenendo alcune di quelle tipiche caratteristiche degli italiani (continuiamo a comprare pasta italiana e buoni del tesoro o postali), forse un po’ meno di prima. Abbiamo smesso di investire il nostro tempo e le nostre energie come facevamo prima. O forse più semplicemente abbiamo dirottato queste ultime verso altri obiettivi. Ma l’investitore medio italiano degli anni ’20 di questo millennio non è uguale al corrispettivo degli anni ’70 del secolo scorso.

Alcuni spunti per il futuro

Rilanciare l’intraprendenza delle future generazioni e concentrare la ricerca su modelli più dinamici, che sappiano cogliere l’evoluzione del comportamento degli investitori a seguito di shock endogeni (introduzione di nuovi prodotti) ed esogeni (un’improvvisa pandemia, guarda caso). Sicuramente due sfide entrambe complesse che richiedono un’analisi anche dei valori e dei principi della società in cui viviamo per poter comprendere alcune dinamiche e il cambiamento in corso nelle scelte di organizzazione e pianificazione della vita dei singoli individui. Accanto a questo proporre dei modelli diversi di investitore nel mondo reale, nella vita di tutti i giorni, valorizzando quelle tante, ma nascoste, eccellenze che il nostro paese produce: questo potrebbe sicuramente essere un punto da tenere presente nell’elaborazione di un modello predittivo (la capacità di considerare speciali figure in vita che sappiano condizionare gli individui, ad esempio Elon Musk con le sue idee sempre innovative e spesso bizzarre che però attraggono investitori).

Alessandro Gastaldello

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