Lo smart working: risanante di un’economia in declino, che non viene pienamente compreso.

Lo smart working è lo strumento con il quale l’economia potrebbe anche se solo in parte riuscire a portare risultati positivi, ma che deve essere ancora pienamente compreso .

La situazione globale in questo periodo di pandemia è sempre più restrittiva al fine di contrastare la diffusione del virus, ma ciò porta numerose imprese di seconda necessità a chiudere recando gravi danni all’economia, ma uno strumento per continuare i propri servizi a chi fosse permesso c’è, ed è lo smart working metodologia di lavoro a distanza che ancora non viene pienamente compreso e non mette in atto le sue potenzialità.

Che cos’è lo smart working?

Lo smart working è noto come un nuovo modello di lavoro che utilizza le nuove tecnologie e lo sviluppo delle tecnologie esistenti per migliorare sia le prestazioni che la soddisfazione ottenute dal lavoro. Non deve essere confuso con il termine collaborazione, che si riferisce a uno spazio di lavoro condiviso, di solito da professionisti autonomi. Sebbene sia un concetto molto ampio, ha due idee chiave: un modo più proficuo di lavorare in molti modi, non solo economico e l’uso della tecnologia per realizzarlo . Lo Smart Working è un nuovo approccio al nostro modo di lavorare e collaborare all’interno di un’organizzazione in cui alla base ci sono tre elementi chiave: La revisione della leadership e del rapporto tra manager e dipendente (da controllo a fiducia); Il ricorso a tecnologie collaborative in sostituzione ai sistemi di comunicazione rigidi; La riorganizzazione del layout e degli spazi di lavoro che vanno oltre le 4 mura di un ufficio. Questo nuovo approccio pone al centro dell’organizzazione la persona, facendo convergere gli obiettivi personali e professionali con quelli aziendali, in un unico modus operandi che garantisce una maggiore produttività aziendale.

I vantaggi economici dello smart working

Superate le diffidenze iniziali, vale proprio la pena di esplorare più da vicino il mondo dello smart working, che offre benefici comprovati. Innanzitutto, il mercato del lavoro si sta spostando sempre di più verso i servizi e le professioni intellettuali. Se è vero che un chirurgo non può restare lontano dalla sala operatoria, così come un commesso deve per forza essere presente in negozio negli orari di apertura, è vero anche che il 57% degli occupatsvolge una mansione che non richiede per forza la presenza fisica in un determinato posto. Se tutto il tempo che oggi viene speso nei tragitti casa-ufficio venisse convertito in ore di lavoro, l’economia d’Oltremanica guadagnerebbe oltre 20 miliardi di euro l’anno. Per non parlare degli effetti positivi sull’umore dei dipendenti, che non dovrebbero più fare i conti con il traffico, i mezzi pubblici sovraffollati, gli scioperi e i mille stressanti inconvenienti della vita da pendolare.  Il primo studio a fare una valutazione complessiva dell’impatto economico dello smart working si intitola “The added value of flexible working” ed è stato commissionato a un team di studiosi indipendenti da Regus, una multinazionale che offre spazi di coworking. Secondo quest’analisi, nelle economie sviluppate una quota compresa tra l’8 e il 13% degli impieghi potrà beneficiare dello smart working. Ciò significa che i costi si ridurranno, la produttività aumenterà e il valore aggiunto per l’economia globale raggiungerà i 10 mila miliardi di dollari. Non tutto, però, si può tradurre in cifre. Avere la libertà di gestire in autonomia spazi e tempi di lavoro significa anche poter accompagnare i propri figli a scuola, prenotare una visita medica o sbrigare le commissioni senza essere costretti a chiedere giorni di ferie. Con ripercussioni positive in termini di benessere generale. 

Il futuro dello smart working

Lo smart working non è una sorta di mossa disperata da mettere in campo dall’oggi al domani per far fronte a una situazione straordinaria, come appunto la diffusione del coronavirus. Lo smart working è qualcosa di molto più vasto e complesso, perché è un altro modo di lavorare. Sarebbe impossibile e semplicistico definirlo a priori “migliore” o “peggiore” rispetto a quello tradizionale, perché ogni impresa ha dinamiche ed esigenze differenti. Ma senza dubbio è diverso. E merita di essere analizzato con serietà in tutte le sue sfaccettature: l’impatto ambientale, l’equilibrio vita-lavoro dei dipendenti, la produttività dell’impresa. Non siamo ancora in grado di prevedere il momento in cui si placherà il clima convulso di questi giorni. Se queste sperimentazioni verranno archiviate in fretta e furia, però, sarà senza dubbio un peccato per il nostro sistema imprenditoriale e per il nostro benessere a tutto tondo.

Antonio Liotti

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