Per la prima volta il Regno Unito emette titoli di stato a rendimento negativo

Il Regno Unito ha venduto titoli di stato del valore di £ 3,8 miliardi, della durata di tre anni, con un tasso che si abbassa sotto lo zero. Rendimento negativo significa che se gli investitori manterranno il debito fino alla scadenza otterranno meno di quanto prestato.

Prima del Regno unito anche Francia, Belgio, Germania, Paesi Bassi, Austria e Finlandia hanno visto i loro tassi cadere sotto zero, a causa della crescente domanda da parte degli investitori ci sono oggi circa 15 trilioni di dollari di titoli di Stato a rendimento negativo in tutto il mondo, rappresentano il 25% del mercato, e secondo la Deutsche Bank questo numero è quasi triplicato da ottobre 2018.

I titoli di stato e il mercato obbligazionario

Secondo Securities Industry and Financial Markets Association (SIFMA), nel 2017, la dimensione del mercato obbligazionario mondiale era stimata a circa 100 trilioni di dollari, quasi 3 volte la dimensione del mercato azionario. In tempi di instabilità economica, alcuni settori diventano più vulnerabili alle inadempienze sui propri debiti, di conseguenza gli investitori possono adottare posizioni più difensive e ritirare il denaro dai settori che rischiano maggiormente spostandolo in mercati meno redditizi, ma più stabili e sicuri come quello dei bond.  Quando un titolo di stato viene emesso sul mercato il suo prezzo è inversamente proporzionale al tasso di interesse, ad un tasso alto corrisponderà quindi ad un prezzo ridotto e vice versa. I tassi di interesse rappresentano la somma che l’investitore guadagnerà alla fine dell’obbligazione, in aggiunta alla restituzione dell’importo prestato in principio. Talvolta può accadere che i prezzi dei titoli crescano talmente tanto da spingere i tassi di interesse sotto lo zero. Se i tassi sono negativi, gli investitori subiranno una perdita, in quanto gli verrà restituita una somma minore della somma che avevano prestato inizialmente. Un rendimento obbligazionario negativo è quindi una situazione insolita in cui gli emittenti del titolo sono fondamentalmente pagati per prendere in prestito.

L’interesse degli investitori

Le motivazioni che spingono gli investitori a comprare questi titoli sono varie, ma solitamente ciò si verifica perché hanno bisogno dell’affidabilità e della liquidità che offrono titoli di Stato. Sono dunque disponibili a registrare una perdita per avere la garanzia che i soldi saranno loro rimborsati e che non ci saranno rischi di default, ovvero che in nessun caso il debitore non rimborserà loro il capitale prestato. Gli enti e gli investitori che acquistano queste obbligazioni sono anche vincolati da insiemi di regole dettati dalle banche, dai fondi pensione o dalle compagnie di assicurazione che forniscono il denaro. Per alcuni investitori i requisiti normativi possono costringere ad acquistare determinati tipi di attivi, le banche, ad esempio, sono sempre tenute a detenere una parte di attivi liquidi. Un altro motivo di interesse per gli investitori è l’ambizione a guadagnare profitti anche con rendimenti negativi. Ad esempio, investitori stranieri potrebbero credere che la valuta del paese in cui hanno investito aumenterà compensando il rendimento negativo delle obbligazioni o, a livello nazionale, gli investitori potrebbero aspettarsi un periodo di deflazione che permetterebbe loro di non subire grandi perdite e in futuro acquistare più beni e servizi. Infine, gli investitori potrebbero essere interessati a rendimenti obbligazionari negativi, in tempi di crisi, se la perdita risultante dall’operazione è inferiore rispetto a quanto sarebbe mantenendo il contante o investendo in altri mercati.

La situazione attuale

La consistente domanda ricevuta dal Regno Unito per i suoi titoli a rendimento negativo sottolinea l’attrazione per i bond, a lungo considerati un paradiso dagli investitori grazie all’affidabilità creditizia della Gran Bretagna. Il timore che l’aumento dei prestiti intrapreso dalla Nazione a causa della pandemia possa scoraggiare gli investitori è, a quanto testimoniato, fuori discussione, ma la pressione sulla Bank of England sta aumentando. La scorsa settimana alcuni dati hanno mostrano l’inflazione annuale dei prezzi al consumo nel Regno Unito dimezzata allo 0,8 %, il livello più basso in quasi quattro anni. Gran parte del declino è stato causato dal calo del prezzo del petrolio, ma alcuni economisti hanno avvertito che lo shock potrebbe causare una più ampia tendenza deflazionistica. A marzo, la BOE ha annunciato che avrebbe aggiunto 200 miliardi di sterline in bond e obbligazioni societarie al suo programma di acquisto di attivi, espandendolo del 45% e rassicurando gli investitori. Non mancano però le controversie, Andrew Wilson, presidente della Goldman Sachs Asset Management, ha dichiarato: “I tassi di interesse negativi sono uno strumento che ha un valore limitato e la fuga dai tassi negativi è estremamente difficile” aggiungendo “La nostra opinione è che i tassi negativi non sono la via d’uscita”. Dispute a parte, le manovre attuate dal governo Britannico sembrano aver convinto gli investitori, ma è bene ricordare il Regno Unito sta affrontando la complicata risoluzione della Brexit che potrebbe favorire o ostacolare l’eventuale ripartenza del paese. In un periodo di grande incertezza con i grandi quesiti della Brexit e il lockdown che spinge verso una possibile recessione , solo il tempo potrà valutare le importanti e imponenti manovre attuate dal governo.

Davide Cortese

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