Perchè sono tornati di moda i capi “vintage”? La rinascita del settore dell’abbigliamento usato

Nel settore dell’abbigliamento, il second hand market sembra aver avuto una forte ripresa negli ultimi anni. Alla base di questa nuova ascesa emergono diversi fattori che sono entrati in gioco.

La storia dell’abbigliamento usato affonda le sue radici già in epoca premoderna e la sua influenza si riflette tutt’ora sulle abitudini e i gusti dei consumatori in fatto di vestiti.

I motivi legati alla ripresa

A livello mondiale, si stima che il mercato dell’abbigliamento di seconda mano si aggiri ogni anno intorno al valore di 1 miliardo di dollari. Anche in Italia, si sono registrati trend positivi rispetto a questo mercato, ma perchè le persone sono tornate a comprare vestiti usati? Un primo fattore è sicuramente di tipo economico, in particolare legato al fenomeno dello “smart shopping“, cioè il fatto che la persona abbia la possibilità di poter acquistare un prodotto ad un prezzo minore di quello inizialmente fissato. Vi è poi anche una motivazione più etica e morale, infatti l’acquisto dell’usato sembra essere la soluzione a preoccupazioni di carattere ecologico e legate all’interesse odierno delle persone ad acquistare prodotti che siano eco-sostenibili ed eco-friendly. Troviamo infine un fattore prettamente edonico connesso al fatto che un capo d’abbigliamento usato, come quello vintage, può soddisfare vari desideri emozionali come quello di unicità, in altre parole la volontà della persona di sentirsi originale e unico per distinguersi dagli altri. Questi fattori spiegano però solo in parte i motivi della ripresa, per questo indagarne il percorso storico può aiutarci a comprendere meglio questo fenomeno.

Le origini storiche

Per capire il fenomeno è interessante analizzare la sua evoluzione nel corso della storia, in particolare possiamo suddividerlo in tre periodi all’interno dei quali l’abbigliamento usato ha assunto ruoli e significati diversi. Durante l’epoca premoderna, all’interno di uno scenario in cui la maggior parte delle persone vivevano in condizioni di miseria, il riutilizzo di vestiti era una pratica molto diffusa proprio per il fatto che le persone non avevano le possibilità economiche per permettersi di possedere tanti abiti. Legato a questo aspetto era presente, inoltre, la tradizione di lasciare in eredità vestiti particolarmente costosi da sfoggiare, solitamente, durante eventi o cerimonie importanti. L’abbigliamento usato, in questo periodo, non era quindi considerato come una pratica disdicevole, questa visione cambiò però a partire dalla fine del Settecento. Con lo sviluppo e il progresso in ambito scientifico, infatti, cambiarono i tempi e le modalità di produzione all’interno di molti settori, tra cui quello dell’abbigliamento. Ciò che era vecchio era considerato come qualcosa di “superato”; questa idea fece crescere talmente tanto i ritmi di produzione che ci si ritrovò con un’eccendenza di stracci e abiti dismessi. I vestiti iniziarono così ad essere venduti a bassissimo costo ai bisognosi ed è proprio a partire da questo momento che si fece strada l’idea di associare l’usato al concetto di carità.

Il vintage oggi

Il punto di svolta lo troviamo nell’Ottocento quando la nobiltà, per distinguersi da una borghesia che sempre più si stava arricchendo ed affermando il suo status, desidera rivendicare la propria raffinatezza e superiorità culturale. Questa intenzione viene messa in atto tramite la ripresa del mercato degli oggetti di seconda mano raffinati come quello dell’antiquariato nel campo del mobile e dei capi vintage nel campo dell’abbigliamento usato. Il termine “vintage“, oltre che riferirsi ad un mercato di nicchia, viene utilizzato ora per definire una capo raro e autentico. Proprio per queste sue caratteristiche sembra, quindi, essere in linea con quel desiderio di unicità ed esclusività che una società globalizzata come quella odierna non sembra in grado di garantire. In generale, inoltre, l’utilizzo di abiti usati sembra essere stato, a partire dal Novecento, un modo per permettere alle persone di esprimere la propria distanza rispetto alla cultura dominante sempre di più caratterizzata da una tendenza verso il conformismo. +L’abbigliamento usato è quindi passato dell’essere considerato in un primo momento come una sorta di dono intergenerazionale, ad essere visto come ai limiti dell’accettabilità e del buon costume, per arrivare infine, in un terzo periodo, ad essere rivalutato come possibile mezzo di espressione di unicità e ricercatezza.

Marta Santoni

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