Post Covid, riaprire tutto: la risposta si basa anche sui valori

Come il Coronavirus ha messo in luce una perdita dei valori e dei principi promossi dalla società occidentale.

Siamo disperatamente alla ricerca di una soluzione per la situazione che stiamo affrontando ma non dimentichiamoci che non è finita. La ricerca del vaccino, la convivenza col virus e la grave crisi che stanno attraversando molte attività economiche e produttive. In questa ricerca dobbiamo saper dare valore alle cose importanti.

Il contesto

La crisi che stiamo attraversando ha sconvolto la nostra “normalità”, ma al tempo stesso ha messo in luce gravi problematiche sociali che non erano emerse in modo così dirompente: le fake news e la necessità (che in certi momenti è sembrata quasi ossessione) di riaprire tutto per tornare a “fare soldi”. Con riferimento alla prima questione, è evidente una perdita dei valori che definiscono di chi dobbiamo avvalerci per consulenze mediche o meno, gli esperti sono diventati i dittatori che volevano rinchiuderci in casa, i complottisti coloro che ci avrebbero salvato da tutto ciò. La seconda questione merita invece più attenzione: aprire o non aprire (e quali attività), questo è stato per molte settimane il dilemma. Premesso che la necessità di provvedere alla propria famiglia e ai propri eventuali dipendenti è un valore cardine sancito indirettamente anche dalla nostra Costituzione, alla luce della diffusione del virus e dell’elevato numero di morti registrato, cosa veniva prima? Non voglio dunque mettere sullo stesso piano del valore la tutela della collettività con quella dell’individuo o di gruppi di questa comunità, ma se fossimo costretti a scegliere, cosa verrebbe prima nelle nostre scelte? E siamo sicuri che uno Stato, deputato alla tutela di tutti i cittadini, farebbe la nostra stessa scelta? Che cosa si intende col termine “valore”, e i social network hanno in parte negativamente contribuito in questo contesto? Questo concetto di valore è senza dubbio suscettibile di valutazioni personali.

Il valore in finanza

Partiamo da una definizione economica: “è il valore di un asset calcolato secondo la sua capacità di generare reddito nel futuro” (Cambridge Business English Dictionary). Questa definizione è oggettiva, uguale per tutti, e si concentra su un particolare aspetto: la generazione (che sembra quasi una conditio sine qua non) di profitti, di denaro. Un aspetto interessante della ricerca e dell’evoluzione dei prodotti finanziari negli ultimi 20 anni, mette in luce una crescente ricerca di fonti alternative di valore. Ad esempio gli investimenti ESG (Environmental, Social and Governance) oltre a generare risultati economici prevedono che la generazione del valore si misuri secondo un’accezione più ampia, includendo i processi messi in atto dall’azienda così come le ripercussioni di scelte che l’azienda adotta verso il mondo esterno. Il valore non è più solamente un numero di segno positivo alla fine di un bilancio o di un rendimento azionario: ciò che genera davvero valore sta nell’intero processo, dalla fase di produzione, passando per la vita dei prodotti/servizi quando sono ancora in azienda, fino alla commercializzazione sul mercato; anche oltre se vogliamo, a come si degradano i prodotti nell’ambiente, ad esempio. A generare valore non è quindi un dato numerico, non solo quantomeno, ma un modo di essere e di operare delle società. Senza dubbio quel dato numerico garantisce la continuità dell’azienda nel corso degli anni, non stupisce quindi come il piano dei valori sia inclinato verso i bisogno delle società.

La ricerca dei veri valori

Sembrerebbe che i due argomenti siano lontani, come se non si potesse confrontare una generale perdita (o cambiamento) di valori con il sistema economico oggi predominante. Il punto non sta nell’imputare la responsabilità alla teoria economica caratterizzante la società moderna, quanto piuttosto a come noi, con le nostre scelte abbiamo permesso che ci fosse una corrosione di quei principi e valori che sono alla base di queste stesse scelte. Mi spiego meglio: la ricerca del profitto, unitamente alla necessità di generare reddito per sostenere le famiglie a seguito di un evento come il lockdown sono di primissimo rilievo, a questo tuttavia non può corrispondere un generale disinteresse della “cosa comune”, delle collettività e di chi ci circonda, come invece si è registrato. Serve quindi ripensare al metro che usiamo per effettuare alcune scelte, scegliendo persone che ci rappresentino e abbiano la capacità di scegliere non con riferimento ad una categoria sociale e/o economica, ma pensando al bene di tutti. Non mi sento quindi di poter giudicare i giovani ammassati nelle discoteche così come le numerose occasioni di assembramento senza il rispetto delle regole vigenti, è necessario però capire cosa abbia più valore.

Alessandro Gastaldello

1 commento su “Post Covid, riaprire tutto: la risposta si basa anche sui valori”

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