Serie A: le conseguenze economiche dello stop prolungato del campionato

Il mondo dello sport fa i conti con l’annullamento di tutte le manifestazioni sportive sul territorio nazionale. Il calcio non è solo una passione per milioni di italiani, ma è anche un business milionario; il nodo quindi, al di là delle evidenti implicazioni sportive, è soprattutto economico. 

La Serie A, che inizialmente ha cercato delle soluzioni alternative alla sospensione, come le partite a porte chiuse, con l’aumentare del rischio contagio ha dovuto arrendersi nel momento dell’entrata in vigore del decreto presidenziale. 

Le perdite in caso di stop definitivo 

Se non fosse possibile far ripartire il campionato, per la Serie A si ipotizza una perdita di ben 430 milioni di euro per i diritti televisivi, pari a circa il 30% del fatturato dell’intera Lega Serie A.  

Le pay tv hanno un peso notevole perché permettono la fruizione dei match ad un pubblico molto più ampio rispetto a quello che va allo stadio e gli investimenti che fanno sono rilevanti: dopo aver pagato grandi somme per ottenere i diritti televisivi delle partite rischiano di perdere spettatori, abbonati e soprattutto investimenti pubblicitari.  

Basti pensare che per i diritti televisivi Sky ha investito ben 780 milioni di euro, mentre Perform Group che controlla Dazn ha impegnato 193,3 milioni di euro. 

Le perdite per i club

Gli effetti di un mercato alterato avrebbero ripercussioni lungo tutta la catena fino ad arrivare agli stipendi dei calciatori, già ritoccati dai club al fine di minimizzare i costi sostenuti.  

In molti casi alcuni club si trovavano già in situazioni economiche svantaggiose, a causa di modelli di business inefficienti. I mancati introiti della vendita di abbonamenti e biglietti rappresenterebbero, soprattutto per i club delle divisioni inferiori, la perdita più grave e consistente. 

A causa del mancato incasso dei biglietti, per le 20 squadre è stimata una perdita complessiva di circa 28 milioni di euro.  

A perdere di più sarebbe la Juventus, con una perdita di circa 12 milioni di euro, seguita dal Milan con 3,4 milioni e dall’Inter con 2,7 milioni.  

Il piano B

Alcuni club, e le relative dirigenze, sono propensi alla ripresa del campionato, sia per il lato economico, seppur già compromesso, sia quantomeno per concludere la stagione attuale e far sì che lo scudetto venga assegnato regolarmente.  

Inizialmente, con il posticipo degli Europei 2020 da quest’estate alla prossima, l’ipotesi ripresa era più concreta, con i calciatori non più impegnati con le loro nazionali ma liberi e pronti a giocare, seppur con qualche complicazione per ripartire in tempo per la stagione 2020/21. 

L’ipotesi più probabile 

Oggi, con la situazione epidemiologica che assume un quadro più chiaro, è difficile riuscire a recuperare in sicurezza la stagione 2019/2020 entro il limite del 2 agosto fissato dalla FIGC. Attualmente quindi, come Francia e Olanda, anche il campionato italiano sembra tendere verso lo stop definitivo.

Tuttavia, come annuncia il presidente della FIGC Gabriele Gravina, la decisione di annullamento, se presa, sarà imposta da misure e provvidimenti governativi, a cui la federazione sarà costretta a sottostare:

«Con la chiusura totale il sistema perderebbe 700-800 milioni di euro, se si dovesse giocare a porte chiuse la perdita sarebbe di 300 milioni, se si ripartisse a porte aperte la perdita ammonterebbe a 100-150 milioni […] vi immaginate quanti contenziosi dovremmo affrontare in caso di stop? Chi viene promosso? Chi retrocede? Quali diritti andremo a calpestare? Tutti invocano il blocco, lo faccia il Governo, ce lo imponga, io rispetterò sempre le regole”. » 

Gabriele Gravina

Lorenzo Martino

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