Settore musica: le perdite enormi dovute alla crisi

Verso alcune categorie di lavoratori il governo ha prestato particolare attenzione, nonostante ciò il mondo della musica è rimasto sommerso e dimenticato.

Le perdite ammontano a centinaia di milioni di euro, e mentre c’è chi, rassegnato, prova a reinventarsi in altri settori, molti invece aspettano pazientemente la ripresa totale dell’ormai lontana “vita di prima”.

I lavoratori.

Mentre tutta Italia sta lentamente tornando alla normalità, e la maggior parte dei locali hanno riaperto la saracinesca, un problema (sottovalutato) continua a farsi strada e a mietere vittime: come si regolarizzano gli eventi live durante una pandemia? A soffrirne maggiormente è la filiera della musica in Italia. Sarebbe sbagliato approcciare a parlare di questa crisi parlando generalmente di “settore dell’intrattenimento” perché  ciò includerebbe anche molteplici attività che invece non hanno mai smesso di funzionare (programmi radio, tv…). La musica in Italia conta circa 170.000 artisti dei quali la quasi totalità vive di concerti e incontri, ma non tutti sono grandi firme come Tiziano Ferro o Vasco Rossi, dunque non tutti possono permettersi uno stop così prolungato. Inoltre, il danno economico si allarga anche al “dietro le quinte” e dunque a tutti quei lavoratori quali fonici, assistenti audio e video, organizzatori, deejay e molti altri, che in Italia si stimano essere circa 200.000, 2/3 dei quali con contratti “a chiamata”. Molti lavoratori del settore, a causa dell’emergenza e della conseguente paura di non venire più chiamati e dunque di “uscire dal giro” si sono reinventati in altri lavori, quali ad esempio, il rider.

Il giro d’affari

In Italia la filiera della musica vanta un giro d’affari di circa 5 miliardi di euro l’anno, e, secondo le stime di Assomusica, le perdite apportate dallo stop esclusivamente degli eventi live ammonterebbero a 350 Milioni di €, con oltre 3000 concerti annullati. Altra stima, sempre Assomusica, ce la fornisce sulle perdite relative all’indotto, che ammonterebbero a 600 milioni di €. Mentre la Siae (società italiana degli autori e degli editori), mette sul tavolo le stime delle perdite legate al campo dei diritti d’autore: il lockdown  rappresenta, in termini di mancati incassi, 200 milioni di € in meno per questi tre mesi, destinati a crescere in base alla durata dello stop. Per quanto riguarda le vendite fisiche, dunque parliamo di Cd, vinili e libri inerenti al mondo musicale, la FIMI (federazione industria musicale italiana) stima un calo del 70% rispetto lo storico dello scorso anno nel medesimo periodo. 

Le richieste.

Mentre in tutta Italia centinaia di artisti, in attesa di poter riprendere le loro attività, hanno messo in piedi vere e proprie manifestazioni di solidarietà, di cui forse la più Iconica Andrea Bocelli che cantava in una Piazza Duomo deserta, le grandi marche della musica hanno stilato una lista di 10 richieste per il governo. Diciamo che il termine esatto è “10 accortezze per aiutare il settore ad uscire dalla Crisi”, e sono le seguenti:

  • 1) Aumento del fondo emergenze (Art. 89 – DL Cura Italia) a 200 milioni ed elaborazione di criteri oggettivi per la ripartizione del Fondo Em ergenze di cui all’art. 89 per i settori culturali colpiti dalla pandemia
  • 2) Un contributo a fondo perduto per i mesi perduti a causa del lockdown alle imprese musicali
  • 3) Sospensione di tasse e contributii per le industrie del settore musica per l’esercizio 2020, posticipando le contribuzioni con un meccanismo di rateizzazione pluriennale
  • 4) Estensione della durata dei voucher da 12 a minimo 18 mesi per i concerti annullati (art. 88 DL Cura Italia)
  • 5) Creazione di un bonus cultura per le famiglie (estendendo l’attuale bonus per i diciottenni). L’estensione del tax credit per le produzioni musicali, oggi previsto solo per l’opera prima, seconda e terza a tutte le produzioni, così come avviene nel cinema
  • 6) IVA al 4% per la musica e lo spettacolo, così come avviene per i libri
  • 7) L’annunciato “reddito di emergenza” deve coinvolgere anche figure anomale, contratti a chiamata e precari vari, del settore dello spettacolo ad oggi non ricompresi nell’articolo 38 relativo all’indennità ai lavoratori dello spettacolo, articolo che ha introdotto troppe variabili che esclude moltissimi lavoratori
  • 8) Revisione delle pendenze erariali per gli organizzatori di spettacoli dal vivo per appianare tutte le asimmetrie nell’applicazione dell’IVA sugli spettacoli dal vivo
  • 9) Apertura di un tavolo tecnico di confronto con il Comitato tecnico-scientifico e la Task Force presieduta dal Dott. Colao con la presenza di una rappresentanza delle Associazioni in grado di fornire indicazioni sugli strumenti di controllo e prevenzione da adottare in futuro alla ripresa delle attività live.
  • 10) Certezza sui tempi per la ripresa delle attività ai fini di una efficace programmazione dei lavori.

Camillo Cipolla

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

it Italiano
X