Start-up: rischi e opportunità di un mercato in crescita

Fare una startup è come lanciarsi in un burrone e costruire un aereo mentre si cade è una delle più rappresentative frasi di Reid Hoffman, imprenditore statunitense e co-fondatore di linkedin.

Trattare un tema del genere in un momento storico come quello post-pandemico che stiamo vivendo, ci porta a riflettere su cosa potrebbe accadere al mondo start-up, quali potrebbero essere le tutele offerte dallo stato, se si tratti di un mercato solido sul quale investire, o comunque anche solo per comprendere un tema la cui complessità è del tutto attuale.

Difetti genetici e funzionali

Fondare una start up non è quasi mai facile: si tratta di un approccio al mondo del lavoro molto rischioso ma che, se funziona, può portare a risultati significativi. I rischi legati al mondo delle start up, che ha subito in termini di popolarità un sostanziale incremento negli ultimi anni, sono molteplici.
In primo luogo l’idea, per quanto innovativa e ben sviluppata, potrebbe non rappresentare un bisogno sentito dai consumatori e, dunque, fallire in partenza. Anche in corso d’opera, però, possono essere tanti gli ostacoli in grado di arrestare lo sviluppo della nuova impresa: si parla a tal proposito di “risk management ” o di difetti funzionali dell’impresa, si tiene conto sia del mercato in cui opera (che può essere più o meno saturo), sia di quanto agguerrita e più affermata possa essere la concorrenza.

L’Italia come l’America: fallimento o intraprendenza?

L’America, “terra delle opportunità” da sempre ha avuto un ordinamento giuridico volto a tutelare gli imprenditori, assicurando loro la possibilità di sviluppare idee e far nascere imprese e start up nei più svariati campi, appunto incentivando gli imprenditori. L’Italia con l’introduzione della legge 3 del 2012, ha fornito una non indifferente innovazione in questo ambito, definendo le start up innovative come soggetti “non fallibili”. Per risultare adeguati e rientrare in questa categoria di progetti, bisogna soddisfare precisi criteri, ad esempio a livello patrimoniale. Una volta rientrati, però, si usufruisce di molteplici benefici, primo dei quali la possibilità per l’imprenditore di entrare nuovamente nel mercato del lavoro con la sua nuova idea, non etichettandolo come “fallito” ma, in un certo senso come “intraprendente”. Si presume che con l’esperienza e una crescente consapevolezza dei propri mezzi, piuttosto che un perfezionamento del prodotto, l’imprenditore possa ancora fare la differenza nel mondo del lavoro.

Il mercato start-up


Nel 2018, come riportato dall’ ”osservatorio start up Hi-tech” gli investimenti nel relativo mercato hanno raggiungo i 600 milioni, e ad oggi le cifre sono in crescita. nonostante ciò ci si interroga spesso su rischi e opportunità dell’investire in un mercato ancora poco solido rispetto ad altri. Sebbene ogni investimento sia una scommessa, la parola d’ordine in un mercato così rischioso è ricerca. La decisione di investire in un’impresa innovativa deve essere compiuta solo dopo aver fatto un’attenta analisi dei possibili vantaggi per i consumatori del prodotto innovativo, del conseguente vantaggio competitivo offerto dall’impresa e delle oggettive possibilità di utilizzo in un mondo sempre più costantemente in evoluzione. Purtroppo però , per quante analisi più o meno approfondite si possano fare, rimane molto rischioso investire ingenti capitali in un’impresa la cui probabilità di riuscita non è assicurata. Nel mondo start-up ci si è rivolti quindi al “crowdfunding“, tecnica di raccolta fondi finalizzata a dare supporto economico agli imprenditori senza determinare un grande rischio per gli investitori. Più investitori rischieranno modiche quantità di capitale che potranno comunque aiutare l’impresa a crescere e svilupparsi.

Gianluca Pirulli

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