Thanos e la trappola Malthusiana: la teoria socio-economica dietro la decimazione

Oggigiorno i supercattivi sono sempre più psicologicamente profondi e meno scontati. Questo perchè un cattivo più complesso, e dai motivi alle volte condivisibili, ci induce ad un tumulto interiore di amore ed odio che lo rende memorabile. Quando però il movente dietro al malvagio è una vera e propria teoria economica, c’è materiale da leggenda.

Anche se, e lo ripeterò nel corso dell’articolo, il metodo non è condonabile, la logica dietro alla ‘Decimazione’, l’evento clue di Avengers: Infinity War, ha dei punti d’incontro con una teoria settecentesca e degli spunti di riflessione per la realtà che ci circonda.

Thanos, il ‘titano pazzo’

Prima due parole su Thanos

Perfettamente in equilibrio, come tutto dovrebbe essere’. E’ questo lo slogan del famoso antagonista del film Marvel Avengers il cui obiettivo è dimezzare la popolazione dell’universo. Non perché tragga un particolare piacere nel vedere soffrire gli altri essere viventi, ma per un trauma infantile che lo ha portato a trarre certe conclusioni sulla realtà. Nel caso abbiate vissuto sotto una roccia durante lo scorso decennio, si parla di Thanos, un alieno sul cui pianeta (Titano) la scarsità di risorse ha causato una guerra, che a sua volta ha causato morte e sofferenza. Il piccolo superstite dalla sua esperienza derivò un concetto che trasformò la sua vita, ovvero che più la popolazione cresce, meno risorse ci sono per ciascuno, più gli individui soffrono. Da quì poi ha preso la tangente, ideando la “semplice” soluzione di dimezzare il numero di esseri viventi esistenti nell’universo.

Come accennato nel trafiletto, Thanos si inserisce nel trend, abbastanza comune di questi giorni, di cattivoni translucenti, che a seconda dei punti di vista possono risultare non così cattivi dopotutto. Perlomeno a livello di logica. E quì vi è addirittura una teoria socio-economica dietro alle azioni del nemico numero uno degli Avengers. Si chiama trappola Malthusiana ed è stata ideata da Thomas Robert Malthus, economista esistito a cavallo tra il 1700 ed il 1800. C’è da precisare che nessuno qui sta condonando uno sterminio di massa. Diciamo che la filosofia dietro alle azioni del vecchio Thanos può essere condivisibile (e vedremo a breve perché), ma assolutamente non il modus operandi..

Cos’è la Trappola Malthusiana?

Cos’è quindi questa trappola Malthusiana? Ciò che vi ho accennato nel primo paragrafo era una parte del quadro d’insieme. Ma andiamo per gradi. Il buon Malthus usò nel suo studio della storia due parametri fondamentali, cioè il tasso di natalità ed il tasso di mortalità. Supponiamo di avere come punto di partenza una società agli albori, con una vastità di risorse (cibo, legno, etc.) ed una manciata di individui a goderne. Il tempo passa, e l’abbondanza di risorse pro-capite, i.e. per persona, rende la sopravvivenza facile, la procreazione segue (si basa sull’assunto non totalmente errato che la gente figli di più se ha i mezzi per mantenere suddetta prole). Dunque il tasso di natalità cresce, mentre il tasso di mortalità diminuisce. Con questo andazzo la popolazione totale non può fare altro che aumentare e conseguentemente, per definizione, le risorse pro-capite mano a mano diminuiscono. Se poi buttiamo nel mix anche che non tutti hanno accesso ad un uguale numero di risorse, alla lunga parte delle persone vivrà in una condizione di squallore, ovvero con un ammontare di risorse appena sufficiente a sopravvivere. Il gap tra natalità e mortalità si smussa, ma le due curve rimangono divergenti, perciò la popolazione rimane in aumento. La situazione cambia nel momento in cui le risorse di una parte non trascurabile della società iniziano a scendere sotto la soglia della sopravvivenza. Arrivati a questo punto, uno o più tra carestie, pestilenze e guerre (a volte addirittura in reazioni a catena dove l’una causa l’altra) portano, per chiudere il quadretto da cavalieri dell’apocalisse, ad un picco della mortalità che sorpassa le nascite. Una volta passata la crisi, quando la popolazione si è ridotta sensibilmente, si torna al punto di partenza, con tante risorse e poche persone, ed il ciclo ricomincia. Da qui, l’appellativo ‘trappola’.

Qualcuno potrebbe storcere il naso e dire che è tutta una favoletta. Ebbene, a Malthus questa teoria non venne in sogno, ma studiò cronache e dati economici e demografici di diversi periodi storici, ed il meccanismo che abbiamo appena esplorato emerse come pattern (schema) ricorrente: dagli egizi ai romani, passando per la peste nera nell’Europa medievale e la rivoluzione francese, nessuno è mai sfuggito finora alla trappola Malthusiana. Sono cambiate le cose? Siamo destinati anche noi a questo nefasto destino? Per capirlo dobbiamo volgere lo sguardo al presente che ci circonda.

La situazione oggi

Secondo la World Bank, la popolazione mondiale è salita da 6 mld. nel 2000 a quasi 8 mld. oggi, un aumento mostruoso. Certo, la tecnologia ci ha permesso di aumentare l’efficienza di produzione in modo straordinario, e quindi di attutire il colpo, ma c’è una lezione importante nella trappola di Malthus: l’aumento di nascite subisce il principio di inerzia, ovvero continua il suo moto finché una forza esterna non interviene, che nei casi passati erano i sopra-citati cavalieri dell’apocalisse (guerra, carestie ed epidemie). Uno dei pochi tentativi di ridurre il tasso di natalità è stato in Cina nel decennio scorso, con la regola del figlio unico, vista spesso come una limitazione alla libertà personale. Una nota a parte per il Covid, che ha recentemente messo lo zampino sulla crescita demografica: l’Istat ha infatti lanciato l’allarme qualche giorno fa, a fine Ottobre, riportando che il 2021 in Italia vedrà un rapporto nascite/morti forse inferiore al 70% (corrispondente a 100 morti ogni 70 nascite).

Secondo il framework posto dal nostro adorato economo settecentesco, insomma, non abbiamo molte opzioni sul lungo termine: o le nascite calano, come accennato poco fa, la natalità non è facile da controllare; o la tecnologia aumenta l’efficienza così da poter aumentare le risorse pro-capite, magari un giorno arrivando, chi lo sa, a manipolare la materia a tal punto da trasformare la sabbia in cibo; o le morti impennano, lo scenario di default secondo il modello. Ovviamente ci sono una varietà di fattori da tenere a mente quando si analizza un fenomeno così complesso, come l’immobilità delle risorse (diversi paesi hanno diverse quantità di ricchezza e risorse, quindi diverse soglie di sopportazione), o il fatto che, ai tempi in cui questa analisi venne condotta, cioè pre-industrializzazione, la maggior parte della popolazione faceva il contadino di mestiere (come ci insegna Allen quando parla della Gran Bretagna pre-industriale), rendendo il rapporto demografia/sostentamento di allora diverso da quello odierno. E’ un argomento complicato, da fare nella giusta sede e con i giusti esperti in materia. Persino gli accademici sono combattuti, tra chi sostiene che il meccanismo malthusiano non sia più valido nel periodo post-industrializzazione, e chi invece è convinto che i boom tecnologici di due secoli fa abbiano semplicemente allargato il giro di boa del fenomeno. Le soluzioni? per ora la direzione predominante sembrerebbe essere la corsa alla tecnologia, tra ricerche per aumentare l’efficienza di produzione, IA e colonizzazioni su Marte. Certo, magari questo articolo non cambierà il mondo, ma almeno ora sarai magari più incline a gustarti Thanos come l’antagonista dalle molte sfaccettature che è.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

it Italiano
X