Unione Europea: cosa ci si aspetta in futuro

Cosa serve per completare l’unificazione?

Dagli ultimi vertici europei si è appresa la necessità di rivedere le tappe di sviluppo dell’Unione Europea, che sembrano essersi arenate negli ultimi anni, soprattutto in seguito al fenomeno Brexit.

Alcuni fatti

Il debito comune. Perché è fondamentale nel processo di coesione e unificazione tra gli Stati? Siamo sicuri sia la strada più efficiente? Non rischierebbe di indebolire paesi forti e con i conti in regola a discapito di quelli “spendaccioni”? Probabilmente è quest’ultimo punto che ha destato le maggiori preoccupazioni, perché se da un lato sono innegabili le disparità all’interno dei paesi UE (il costo della vita varia così come all’interno del nostro Paese, questo è inevitabile), è anche vero che l’obiettivo di una confederazione di stati, come voleva essere per alcuni dei padri fondatori, passa attraverso un miglioramento del welfare e un riequilibrio delle risorse. Obiettivo non è genericamente portare tutti ad un livello intermedio di benessere, quanto permettere agli stati più “poveri” dell’Unione di rafforzarsi e costruire possibilità per i loro cittadini. Di fatto ora queste possibilità non ci sono: gli stati meno ricchi subiscono l’esodo di molti cittadini che si recano a lavorare nei paesi trainanti (Francia, Germania, Olanda) e non riescono a strutturare politiche sociali ed economiche che permettano loro una svolta. Si sta delineando sempre più la distinzione tra paesi di fascia A e fascia B, ma l’obiettivo dell’Unione era esattamente l’opposto: niente distinzioni.

Le disparità

Il fenomeno più recente ha riguardato la discussione sulla creazione di un debito unico comunitario (di fatto ciò che si realizza nelle confederazioni di stati). Lasciando da parte le teorie economiche che illustrerebbero bene queste criticità, ma sarebbero poco comprensibili al lettore, ci limiteremo a concentrarci su alcuni aspetti. La condivisione del debito sarebbe sicuramente un passo importante verso la piena unificazione, permetterebbe ai paesi più deboli di beneficiare di prestiti a tassi di interesse vantaggiosi, attirando investimenti e capitali, riducendo probabilmente l’esposizione debitoria e creando opportunità per i propri cittadini; attenzione, il debito comune non va a beneficio solo degli istituti di credito e delle società private, ma anche dei singoli cittadini europei. Questo richiederebbe che i paesi con i conti “in regola” in un certo senso pagassero i debiti dei paesi più fragili (gli economisti mi passino questo termine), che per altro non costerebbe loro molto visto che rappresentano il cuore economico e produttivo dell’Europa. Non si può tuttavia negare che il rifiuto di questi paesi (soprattutto del Nord Europa) è fondato su motivazioni oggettive: paesi come l’Italia non sono stati in grado negli anni di varare politiche economiche e di crescita sociale tali da ridurre i loro debiti e migliorare la situazione all’interno dei confini nazionali. Il sentirsi abbandonati in questo frangente è comprensibile, ma parte della responsabilità è interna al paese stesso. Detto questo la soluzione per eliminare le disparità va trovata, per arginare l’avanzare di movimenti che vedono la fine dell’Europa come un fattore di successo e che fanno leva proprio sul dividere piuttosto che sull’unirsi insieme per affrontare i problemi.

Il futuro

Il richiamo alla solidarietà non era mai stato così forte nella storia dell’Unione, che è stata in grado di garantire un lungo periodo di pace (il più lungo dalla caduta dell’impero romano) e di unificare popoli e nazioni che per molto tempo sono stati in contrapposizione. Serve quindi riequilibrare le risorse e, allo stesso tempo, stabilire politiche e linee guida comuni, impedendo che la forbice della disparità di ampli ulteriormente. Rassicurare i cittadini sullo stato dell’Unione deve essere la prerogativa degli organi di governo, tutti gli stati devono cooperare per l’unificazione completa, piuttosto che rivalersi su antichi retaggi (si veda la Brexit e il richiamo all “glorioso” impero britannico da ricostruire, poco attuale nel 2020). Eliminare le disparità e costruire strumenti di condivisione della vita quotidiana e lavorativa dei singoli cittadini (di cui il debito comune è solo un esempio) è oggi più che mai la prerogativa.

Alessandro Gastaldello

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