Vacanze italiane 2020: l’impatto sul settore turistico

Come si stanno preparando le località turistiche ad accogliere i visitatori nelle prossime settimane.

Le regole imposte dalla necessità di evitare assembramenti stanno creando non pochi grattacapi ai gestori di hotel, piscine, stabilimenti balneari e ristoranti. Fatta salva la necessità imprescindibile di salvaguardare la salute degli individui cerchiamo di capire quali effetti avrà sull’economia.

Il problema

L’impatto fortemente negativo del Covid-19 sul sistema economico italiano è stato più volte sottolineato, inevitabili saranno le ricadute su tutti i settori, in particolare su quello turistico che, in alcune zone del nostro paese, non conosce effetti di stagionalità (solitamente l’estate è il periodo di maggior afflusso e movimento per soggiorni di media durata tuttavia il problema era già emerso durante i mesi primaverili del lockdown).
Ora che la situazione però sembra leggermente migliorare, molti italiani sono in cerca di una vacanza, diversa rispetto agli altri anni, probabilmente restando all’interno dei confini dello stato. Tuttavia molte delle regole che ci hanno accompagnato durante le fasi della ripresa sono ancora valide, e questo condizionerà anche alcune attività e i profitti che riusciranno a generare durante la stagione estiva.
Tra distanziamento da mantenere nei luoghi chiusi e la necessità di impedire assembramenti anche nei luoghi aperti, molte località turistiche si stanno attrezzando anche per rivedere queste ultime. All’interno di questo panorama però, oltre ai numeri poco confortanti (gli ultimi date OCSE prevedono un calo del 60% del turismo a livello globale), si intravedono opportunità di business per una migliore diversificazione dei guadagni.

Il turismo

Il settore turistico è uno dei motori trainanti dell’economia del nostro Paese, contribuendo al PIL per circa il 13% per un totale di 4,2 milioni di lavoratori (fonte ENIT).
Il blocco confermato in questi giorni di alcuni flussi turistici (ad esempio dagli USA) unito alla generale paura dei consumatori (italiani e in generale europei), giustificata dal fatto che non si è ancora capito quando e se ci sarà una seconda pesante ondata, non fanno che aggravare la situazione.
Ci dobbiamo immaginare un calo dei consumatori, sicuramente non come durante i mesi del lockdown, per ovvie ragioni, ma altrettanto importante sarà la capacità di fare prevenzione a livello locale di singolo comune, così da prevenire lo scoppio di grandi focolari introducendo nuove zone rosse. Secondo alcune previsioni dell’agenzia Thrends i flussi turistici vedrebbero una riduzione di 153 milioni di viaggiatori (pari circa al 55% del totale), quest’analisi era stata condotta nell’ipotesi che il lockdown fosse terminato il 15 maggio, come poi è stato.
Trattandosi di stime, andranno poi riviste alla fine del periodo estivo (indicativamente durante la seconda metà di settembre, periodo in cui riprendono le scuole e molte attività a pieno regime), i dati attuali si basano infatti su previsioni effettuate durante i mesi di lockdown.
Quello che è certo è che non vedremo, per fortuna o purtroppo, le città d’arte prese d’assalto da migliaia di turisti ogni giorno.

Le spiagge

Se la maggior parte degli italiani si è già abituata alle nuove regole per frequentare ristoranti e bar, diverso sarà il discorso per strutture alberghiere e spiagge, queste ultime sono state al centro di numerose polemiche recentemente per la difficoltà nel raggiungere un equo compromesso tra sostenibilità degli impianti e distanziamento sociale. Aldilà delle fantasiose teorie di alcuni che sostengono che in spiaggia o in ambienti estremamente caldi non si possa contrarre il virus, vale la pena prendere in considerazione in ogni caso delle misure precauzionali: se per le spiagge organizzate i gestori hanno replicato quanto fatto dai colleghi ristoratori aumentando le distanze tra gli ombrelloni e introducendo l’obbligo delle prenotazioni (di fatto eliminando quel particolare turismo che attraeva molte persone che abitano nelle vicinanze di queste località per un paio di giorni o anche solo in giornata); a questo punto si pone il problema delle spiagge “libere” che non hanno quindi una struttura deputata al controllo (salvo che siano collocate all’interno di parchi naturali, per cui ci sono autorità preposte al controllo degli accessi). In questo caso sembra che la tendenza sarà comunque quella di introdurre l’obbligo di prenotazione, probabilmente le regole varieranno da regione a regione.
C’è poi chi si è inventato un nuovo business in questo contesto, ad esempio Beacharound, sito web che permette oltre a prenotare la spiaggia (sia libera che organizzata) anche di selezionare numerosi servizi di cui i clienti potrebbero aver bisogno, ivi compreso un soggiorno in hotel nelle vicinanze.

Alessandro Gastaldello

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