Wirecard e la “Truffa delle Filippine”

La società tedesca, specializzata in pagamenti online, si trova coinvolta in un incredibile scandalo finanziario che vede implicate numerose parti. La Germania continua a rimanere sotto la luce dei riflettori in particolar modo per le bad news provenienti dal settore economico.

A seguito della perquisizione avvenuta nei primi giorni di giugno, si è venuti a conoscenza di un ammanco di circa 1,9 miliardi di euro sui libri contabili, che si pensava fossero depositati in due enti creditizi delle FIilippine. Inevitabile il successivo arresto dell’amministratore delegato della compagnia.

La situazione in cui imperversa la società

Nello scorso articolo avevamo affrontato la tragica situazione di Lufthansa, ma anche in questo eclatante episodio rimaniamo sempre in territorio tedesco. “I nodi vengono sempre al pettine”, lo avranno capito bene nella sede di Wirecard dopo che i vani tentativi di diffondere informazioni fuorvianti, per far salire il prezzo delle azioni, sono risultati inefficaci (contabilizzazione illecita). Lo scandalo che ha scosso tutto il settore Fintech europeo, ha avuto un impatto devastante sulla compagnia tedesca che oramai si trova in una situazione quasi ingestibile. Complice di questa truffa è anche la società di consulenza Ernst&Young(EY), non capace di chiudere il bilancio 2019 della compagnia per mancanza di documentazioni proprio riguardo la somma incriminata. L’amministratore delegato Markus Braun, a seguito della fuga di notizie, ha dichiarato le sue dimissioni dalla compagnia.

Gli sviluppi attuali

La notizia ha sicuramente dettato molto scalpore, a tal punto da costringere il presidente del Bafin (Felix Hufeld) ad esprimersi duramente sulla vicenda. Hudelf ha individuato tra i responsabili del misfatto, non solo la società di revisione EY, ma anche lo stesso Bafin. Oltretutto il ministro tedesco delle Finanze (Olaf Scholz) è intervenuto sulla questione, dichiarando necessaria una più chiara e dettagliata supervisione delle società quotate per evitare che si creino ulteriori situazioni paragonabili a quella in corso. Le istituzioni europee hanno chiesto all’Esma, l’autorità incaricata di supervisionare i mercati finanziari, di fare maggiore chiarezza sul Bafin. Naturalmente non si sono fatte attendere le nefaste conseguenze di questa vicenda sul mercato, con un calo di circa il 60% del titolo in borsa nella giornata di giovedì 18 e il 35% nella seduta del giorno dopo. La capitalizzazione ha subito una pesante flessione attestandosi ad una cifra di circa 3 miliardi di euro.

Quale epilogo aspettarsi

Ad oggi fare previsioni su quello che sarà il destino della società tedesca è molto difficile, possiamo però concentrarci su alcuni dati. L’enorme problema di liquidità generato dalla mancanza di adeguate fonti di funding, lega con un filo le 15 banche che vantano crediti proprio nei confronti di Wirecard (per una cifra di 1,75 miliardi di euro circa). IL destino della società passa anche dalla volontà o meno degli istituti bancari di mantenere aperte le suddette linee di credito o di chiedere il rimborso immediato sulle posizioni. Il disagio provocato da questa situazione si riflette anche nella temporanea sospensione dei servizi bancari online da parte di quelle società che si appoggiavano alla compagnia tedesca. Ad aggravare la situazione già di per sé complicata, si aggiunge la presenza di alcuni avvocati tedeschi pronti a chiedere risarcimento per i danni anche all’Autorità federale di vigilanza finanziaria Bafin per conto di molti investitori. Tra due giorni Felix Hufeld riferirà alla commissione delle Finanze del Bundestag, il parlamento tedesco, ulteriori informazioni riguardo la vicenda.

Edoardo Gentili

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