Il Business della Nba: Michael Jordan, da atleta a multinazionale in movimento

Fondata a New York nel 1946, la Basketball Association of America (BAA), conosciuta dal 1949 come NBA (National Basketball Association) è la principale lega professionistica degli Stati Uniti d’America e del Canada.

Quando si parla di NBA nel XXI secolo, si pensa in automatico a LeBron, Curry, Durant, e allo spettacolo più unico che raro che queste super star ci offrono, vi giocano i migliori cestisti e per questo motivo il livello delle competizioni può essere considerato il più alto al mondo.
In realtà c’è molto di più, un business senza precedenti fa da cornice al campionato di Basket pro più conosciuto del globo con una continua crescita dei numeri della Lega con 7,37 miliardi di dollari, dove personaggi simbolici della pallacanestro come Michael Jordan e LeBron James, non vengono considerati dal grande pubblico come “semplici” atleti, ma come vere e proprie multinazionali in movimento.

Il Business della Nba

Dalla fusione tra la Basketball Association of America e la rivale National Basketball League, nacque nel 1949 la NBA, la quale come obiettivo principale aveva quello di attirare a sé le più importanti star dei college americani come fece con Kareem AbdulJabbar.
Essere una Lega privata aveva ovviamente i suoi pregi come anche i suoi difetti, nel corso della sua storia infatti, si trovò di fronte a notevoli ostacoli, come quelli innalzati dall’American Basketball Association (ABA) la quale, esattamente come la Nba, riusciva ad ingaggiare un gran numero di talenti, come lo stesso Julius Erving. La Nba crebbe notevolmente però in quel periodo, raggiungendo anche i mercati delle grandi città e nel 1976, le due Leghe riuscirono a trovare un accordo facendo passare quattro franchigie della ABA, ossia i New York Nets (conosciuti poi come New Jersey Nets), i Denver Nuggets, gli Indiana Pacers e i San Antonio Spurs alla Nba, aumentando così il numero di squadre presenti in campionato a 22.
L’influenza della ABA per la Nba fu notevole tanto da introdurre anche la linea dei tre punti dal 1979 e proprio in quell’anno fecero il loro ingresso nei Boston Celtics e nei Los Angeles Lakers, Larry Bird e Magic Johnson, guidando così i Boston a tre titoli e i Lakers a cinque.
Negli anni 2000 sempre più giocatori talentuosi provenienti da tutto il mondo iniziarono a popolare la Lega e proprio per questo motivo da 22 si passò a 30 squadre per la regular season.
Nel 2019 si parla invece di miliardi di dollari, la continua e spropositata crescita della Lega è evidente, sembra non riuscire ad arrestarsi: Free Agency, Salary Cap, scambi regolamentati e Draft sono i pilastri del mercato Nba, un ambiente totalmente differente da quello a cui siamo abituati in Europa, fra le entrate più capienti:

  • Diritti televisivi, oltre 2 miliardi l’anno
  • Nike, 125 milioni l’anno
  • MGM Resorts, oltre 8 milioni l’anno

Le vendite negli Store Nba sono aumentate del 25% nel 2018 rispetto alla stagione precedente, gli abbonamenti ai canali televisivi che ne parlano hanno raggiunto il 63% in più e i followers sui social network hanno superato gli 800 milioni.
Il Salary Cap, ossia l’ammontare complessivo degli stipendi per una franchigia Nba varia di anno in anno per esempio nel 2018 il tetto è salito fino a 101,87 milioni di dollari, esiste però un limite minimo di spesa (al 90%), chi non lo rispetta è obbligato a dividere ciò che rimane con i 15 giocatori del roster.
Un grande fattore di guadagno è sicuramente presente negli Sponsor, oltre 125 milioni dalla Nike dopo essere subentrata al posto della Adidas come abbigliamento sportivo.
Come ulteriore passo in avanti poi quest’anno la Nba allargherà i confini, giungendo fino al Regno Unito dove esordirà con una partita di preseason.

Il marchio Jordan

Michael Jordan, oltre ad essere considerato il più grande cestista di tutti i tempi, ad oggi può essere definito un vero e proprio brand.
Il suo esordio in Nba nel 1984 coincide con l’ascesa dell’azienda di abbigliamento sportivo Nike che in quel momento sta cercando nuove figure in grado di favorire la sua espansione a livello internazionale se non addirittura mondiale.
Jordan viene subito identificato per il suo enorme potenziale pur non avendo ancora dimostrato la sua reale grandezza, ciononostante la Nike decide di investire su questo giovane ragazzo che sta per firmare un contratto con Adidas: da questo momento in poi si può identificare la nascita del marchio Air Jordan disegnata appositamente per MJ.
Inizialmente si prevedeva solamente la produzione di scarpe realizzate per il giocatore da indossare durante le sue partite, venne quindi creato un modello per ogni anno, in totale furono poi 32.
Dopo soli 3 anni di collaborazione, il connubio Nike Jordan portò ad un guadagno di milioni di dollari, in poco tempo quindi si passò dalla produzione di sole scarpe ad una vera e propria linea di abbigliamento, accessori e gadget.
Gran parte del famoso prestigio è stato portato anche dai vari collezionisti disposti oggi a versare ingenti quantità di denaro per conquistare uno dei modelli Retro creati in passato per determinate stagioni sportive, come ad esempio le Air Jordan I con il cosiddetto Wings Logo, totalmente diverso dal successivo creato nel 1985 (il Jumpman Logo che tutti conosciamo).
Ad oggi Air Jordan può essere considerato un marchio quasi del tutto indipendente da Nike, amato da generazioni differenti, rappresentante di un vero e proprio movimento cestistico mondiale senza eguali, in grado di coinvolgere ed incantare migliaia di tifosi e non, prova ne è il fatto che molte persone, pur non avendo mai giocato a Basket, indossano abiti con marchio Jordan.
Lo stesso MJ, per lo sfruttamento del suo nome ha percepito dalla Nike circa 480 milioni di dollari, il magazine Forbes ha cercato di fare una stima sul guadagno acquisito dall’atleta in pensione, si tratterebbe di circa 100 milioni l’anno.

Da Michael Jordan a LeBron James

Il paragone tra il 23 del passato e quello odierno, si fa sempre più preponderante, il problema sostanziale sta nel fatto che il confronto risulti in realtà impossibile da portare a termine, vi sono troppi elementi soggettivi e altrettante differenze tra la Nba degli anni 80/90 e quella di oggi.
Michael Jordan è stato considerato l’attaccante migliore della storia, in una Lega dove 20 anni fa si faticava a raggiungere i cento punti.
Entrambi maestri nell’arte del finire sotto canestro, Mj per fantasia, se così si può definire e LeBron James per potenza fisica. Questi due atleti hanno anche delle differenze, non tanto a livello di playground, quanto piuttosto verso la gestione dei rapporti interpersonali anche nei confronti del management:

  • Michael Jordan, grande ricercatore della perfezione, si caricava emotivamente coinvolgendo chiunque fosse a contatto con lui, tuttavia non ha mai interferito nelle dinamiche di squadra, tantomeno nella sua realizzazione o composizione
  • LeBron James, oltre a risultare emotivamente distaccato da ciò che lo circonda lavorativamente parlando, ha anche avuto un ruolo fondamentale nella costruzione della squadra soprattutto ai tempi dei Cleveland Cavaliers.

Nella propria storia sportiva Jordan è riuscito ad accrescere volta per volta la sua fiducia verso la dirigenza nonché verso i suoi compagni, cosa che LeBron non sembra essere riuscito ancora a fare appieno, soprattutto dopo il suo ingresso nei Los Angeles Lakers.
Viene in automatico arrivare ad una semplice conclusione: agli occhi dell’opinione pubblica Jordan risulta essere molto più vicino alle persone che lo sostengono, LeBron invece, comunica molto più distacco, che sia proprio questo il principio cardine delle continue discordanze sull’ipotetico avvento di Space Jam 2?
Space Jam è stato un film che ha conquistato generazioni e generazioni, incassando milioni di dollari in tutto il mondo, riuscendo ad avvicinare amanti del Basket e non allo sport della palla a spicchi: Michael Jordan e i Looney Tunes sono i protagonisti insieme a molti giocatori della Nba come Larry Bird, Charles Barkley e Tom Barry.
Probabilmente nel luglio 2021 ci sarà il sequel, il giocatore prescelto per il ruolo da protagonista non poteva essere altro se non LeBron James.
Questa volta è Charles Barkley a parlare “Non ne avevamo bisogno!” sostiene l’ex cestista, ribadendo l’unicità del primo film uscito nel 1996.
Tra le critiche e gli elogi, non si può di certo giungere ad una conclusione effettiva, sia Jordan sia LeBron sono riusciti, in modi differenti, a rivoluzionare l’idea di pallacanestro ma al reale quesito che ci si dovrebbe porre non c’è ancora una risposta: MJ una volta terminata la sua carriera da cestista, è riuscito a mantenere un forte appeal economico, tanto da conquistare anche l’attenzione del mondo calcistico, di contro LeBron ha già manifestato il suo interesse come ipotetico futuro proprietario di una franchigia, seguendo apparentemente le orme del suo predecessore, si potrebbe dire che la corsa al GOAT (Greatest Of All Time) sia ancora aperta.

Emanuela Mazzocchi

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