Il fenomeno del crowdfunding e Oculus VR, che ha saputo sfruttarne le potenzialità

L’azienda californiana è riuscita per la prima volta a portare i visori per la realtà virtuale nelle mani di molti consumatori, ma a dare inizio a questa avventura è stata una campagna di crowdfunding.

Ci appaiono ancora come strumenti futuristici e lussuosi, ma in realtà i visori per la realtà virtuale sono ormai distribuiti su larga scala ed a prezzi accessibili. Non sono nemmeno una prerogativa degli appassionati di videogiochi: musei, siti turistici e parchi di divertimenti, per esempio, li utilizzano per mostrare nuove prospettive e proporre esperienze immersive in aggiunta alle loro offerte tradizionali. Tra coloro che hanno contribuito alla diffusione di questo accessorio hi-tech c’è sicuramente Oculus VR, il cui progetto iniziale è stato finanziato grazie ad un altro metodo innovativo e che sta prendendo sempre più piede nel mondo digitale: il crowdfunding.

Oculus VR: gli inizi

Le origini di Oculus VR sono simili a quelle di molte altre aziende di tecnologia: fu fondata da un giovane studente appassionato di tecnologia e realtà virtuale, Palmer Luckey, al tempo frustrato per la scarsa qualità e i numerosi problemi riscontrati negli esistenti prodotti di questo tipo. I primi prototipi che tentavano di creare esperienze virtuali immersive, infatti, si possono far risalire agli anni ’60 del secolo scorso, e nel 2012, al tempo della fondazione di Oculus, molti prodotti appartenti a questa categoria erano già disponibili, seppur con tecnologie insoddisfacenti secondo Luckey. A differenziare questa storia da quelle di molte altre, però, è un elemento che spesso viene ignorato nel raccontare la nascita e crescita delle grandi aziende: come i progetti iniziali siano stati finanziati. In questo caso, infatti, i soldi per lanciare i primi modelli non provenivano da un prestito bancario o da grandi investitori privati, ma furono raccolti attraverso una campagna di crowdfunding.

Il crowdfunding, che cos’è?

Si definisce crowdfunding (dall’ inglese crowd = ‘folla’ e funding = ‘finanziamento’), la raccolta di fondi per un determinato progetto o attività attraverso una piattaforma online. I soldi provengono principalmente da singoli investitori privati, la ‘folla’, che spesso può scegliere di investire anche somme molto piccole. Le transazioni avvengono solitamente su siti online specializzati nel crowdfunding, quali KickStarter, Indiegogo o GoFundMe, e non sono limitate ai progetti di business ma possono anche essere volte a finanziare iniziative benefiche o necessità personali. Tra le caratteristiche di questo metodo di raccolta fondi c’è la determinazione di un obiettivo di campagna, l’ammontare di denaro che si punta ad ottenere dagli investitori, che a seconda della piattaforma potrebbe anche essere l’importo minimo che si deve raggiungere affinchè l’imprenditore ottenga il finanziamento. Nel caso di iniziative non benefiche, inoltre, è comune offrire ricompense agli investitori, in forma solitamente di copie del prodotto che si intende sviluppare o di quote societarie all’interno dell’azienda.

Tutti i vantaggi

Quella di Oculus VR fu una campagna di crowdfunding di successo, che permise all’azienda di raccogliere oltre 2,4 milioni di dollari su KickStarter rispetto ad un obiettivo di $250.000. Il seguente successo del prodotto così finanziato portò poi ad un notevole incremento nel valore dell’azienda, che venne venduta a Facebook solo due anni dopo per 2,3 miliardi di dollari. Oltre al vantaggio diretto della raccolta di fondi per il proprio progetto, il crowdfunding può essere considerato anche come una particolare campagna marketing, un modo per far conoscere il proprio (futuro) prodotto ad un pubblico più vasto. Entra in gioco poi anche un fattore psicologico: avendo le proprie origini nel crowdsourcing, che è invece lo sviluppo di un’idea combinando il contributo di numerosi collaboratori (basti pensare a Wikipedia), il crowdfunding sembrerebbe in grado di rendere i consumatori più propensi all’acquisto del prodotto finale, dato che esso verrebbe visto come il risultato di uno sforzo collettivo e quindi apprezzato da molti altri utenti.

Non per tutti: i costi ed i rischi

Il crowdfunding naturalmente non è l’unico metodo esistente per finanziare un nuovo progetto, ed ogni procedimento ha i suoi svantaggi: innanzitutto in questo caso va considerato il rischio che la campagna non abbia il successo sperato e non si raggiunga l’obiettivo. Questo tipo di finanziamento, inoltre, è adatto esclusivamente per le nuove attività che vogliono lanciare un prodotto o un servizio innovativo, appetibile per un ampio mercato di consumatori e semplice da spiegare sulla piattaforma: schede tecniche troppo complesse e prodotti il cui utilizzo non è comprensibile al grande pubblico saranno scoraggianti per i potenziali investitori, mentre in ogni caso successive espansioni della linea di produzione o dell’azienda dovranno essere finanziate in altri modi. I costi, infine, non vanno sottovalutati: con la crescente espansione del fenomeno crowdfunding, le piattaforme trattengono commissioni sempre più elevate e le informazioni da fornire per far ottenere visibilità alla propria campagna potrebbero richiedere un grande sforzo in termini di tempo e denaro. In molti casi, il caro e vecchio prestito bancario o altre forme di finanziamento potrebbero ancora essere la scelta migliore per il lancio di una nuova attività.

Elena Salina Borello

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