John elkann e la mossa da 102 milioni di euro.

Uno dei più interessanti acquisti del 2019, due società, migliaia di dipendenti, sedi oltreoceano e stabilità economica. La storia di Gedi Editoriale e del suo incontro con John Elkann

Gedi

Il gruppo editoriale Gedi è una delle maggiori società italiane nel settore dell’editoria. L’azienda, che ora conta quasi duemila dipendenti e un fatturato (al 2018) di 648,7 milioni di €, nacque nel 1955, sotto il patrocinio di Adriano Olivetti, allora principale azionista. Agli albori il nome era “Società editrice L’Espresso” che nel 1975 venne convertito in “Editoriale L’Espresso” per poi essere riconvertito, nel 2017, a “GEDI gruppo editoriale S.P.A”. Nel 1991 il principale azionista divenne Carlo De Benedetti, che con il suo gruppo d’investimenti CIR, detiene il 43,7% del totale delle azioni. Attualmente Gedi detiene alcune fra le più grandi testate d’Italia, come La Repubblica (e tutti i suoi inserti) L’Espresso e La stampa. Svariati quotidiani online, come HuffPost Italia, Mashable Italia e Business Insider Italia. E un paio di Radio, tra cui Radio DeeJay.

FCA-PSA

La famiglia Agnelli-Elkann, d’altrocanto, è una delle famiglie più potenti d’Italia, economicamente parlando. Recentemente aveva fatto notizia una fusione avvenuta verso la fine di ottobre, fra il gruppo Fiat-Crysler (FCA) guidato da Exor, il gruppo d’investimenti della Famiglia, e Peugeot SA (PSA). Fusione che all’insegna di un unione paritetica (50/50) è destinata a consacrare il quarto gruppo al mondo nel settore automobilistico, con un potenziale di vendite stimato 8,7 milioni di veicoli, ricavi per 170 miliardi e un utile operativo di 11 miliardi. Le sinergie prevedono un entrata di ulteriori 3,7 miliardi di euro grazie a una più efficace gestione delle risorse. Secondo il piano questa entrata verrà raggiunta in 4 anni e come detto da fonti interne “tali sinergie non si basano sulla chiusura di alcun stabilimento”.

Perché?

Cosa hanno in comune due società così distanti fra loro? L’una che opera nel settore dell’editoria, l’altra che costruisce autovetture. La riposta sta nell’interesse di potere della famiglia Agnelli-Elkann. Nel 2017 Carlo De Benedetti lasciò la guida del gruppo Gedi, da lui protetto sin dal 1991, a suo figlio Marco, il quale però dato il suo “totale disinteresse per l’editoria” come poi lo stesso Carlo dirà, nel giro di due anni costrinse il gruppo alla solidarietà. Carlo De Benedetti, alla veneranda età di 84 anni, questo Ottobre provò disperatamente a ricomprare solamente La Repubblica e L’Espresso, proponendo a suo figlio un’offerta di circa quaranta milioni di euro per il 29,9% della sua quota totale. L’offerta venne rifiutata e Carlo, afflitto, si dimise anche dalla presidenza onoraria del gruppo. A quel punto, la famiglia Agnelli-Elkann, sotto il suo gruppo d’investimenti Exor (con sede in Olanda) avanzò un ulteriore offerta. L’offerta, che venne accettata e poi definita “irrifiutabile” dallo stesso Marco de Benedetti, prevedeva la vendita dell’intera quota (43,7%) per 0,46 centesimi ad azione, e dunque un totale di 102 Milioni di €.Una mossa strategica che porta Exor a maggiore azionista del gruppo Gedi, dando alla famiglia più potente d’Italia anche un potere mediatico. Inutile dire che sia il titolo FCA, che Exor, e successivamente Gedi, siano schizzati in Borsa. Il piano che Exor, in particolare John Elkann ha, è un piano da vero stratega. Ha scommesso su una società (Gedi) che se la stava “passando male” e ha promesso di portarla su un altro livello grazie alle sue doti imprenditoriali, e al contempo si ritrova ad avere “carta bianca” per quanto riguarda tutto ciò che si potrà dire sulla sua Fiat.

Camillo Cipolla

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