3 aspetti a cui devi fare attenzione per fare instant marketing

I social non sono un mero strumento di condivisione di contenuti fra utenti, ma un vero strumento di marketing utilizzato dai brand per le proprie strategie di comunicazione con specifici obiettivi delineati.

L’instant marketing è una delle attività più ingaggianti e potenzialmente più efficaci. Si basa sullo sfruttamento in tempo reale di un evento con una certa risonanza mediatica e il suo utilizzo per una campagna marketing dai toni ironici o irriverenti. I requisiti fondamentali sono creatività e prontezza, occorre infatti trovare la chiave giusta per colpire il pubblico e realizzare un collegamento intelligente e non forzato tra evento e prodotto. Anche il tempismo è fondamentale, non bisogna perdere il traino organico generato dall’evento e dal rumore attorno ad esso.

L’instant marketing può dare molto più della visibilità

Questa strada è quella anche più rischiosa e sicuramente più ipocrita: a prescindere dalla mission, dalla vision aziendale e dal vero DNA di un brand, si cerca spesso di cavalcare un topic per generare buzz anche se questo non ha niente a che fare con l’universo che si cerca di raccontare giorno per giorno attraverso il posizionamento del brand. Per un po’ di visibilità immediata, si genera sfiducia in chi fa parte al polo opposto, a favore di un riscontro che però è basato sulla visibilità e molto meno sull’essenza del contenuto e sul messaggio di comunicazione da veicolare.

Se a tutto questo panorama aggiungiamo il proliferare di notizie false, non verificate o volutamente deviate che circolano e sono ricondivise sui social, questa strategia rischia davvero di essere una strada poco percorribile.

Conversazioni interessanti con la propria audience

Il motivo per cui questo paradigma di comunicazione non funziona più, però, lo troviamo proprio dentro l’essenza dei social network: su queste piattaforme non si parla più per le persone, ma con le persone. Questo significa che i messaggi passepartout non valgono più, perché non fanno riferimento a nessun in-sight tracciato all’interno della nostra audience. I messaggi dei brand che valgono di più, forse non in termini di buzz, interazioni e like, ma in termini di posizionamento e di strategia di marketing finalizzata al raggiungimento degli obiettivi sulle nostre metriche, sono quelli che parlano con la propria audience per quel che la propria audience già chiede al brand e per quella che è la vera essenza del brand.
Questo non significa in nessun modo che l’instant marketing non deve essere una pratica da attuare all’interno di una strategia complessiva, quanto più che bisogna prima di tutto capire bene quali sono le conversazioni che la nostra audience sente in particolar modo vicine.
Il passo successivo è sì prendervi parte, ma cogliendone quelle sfumature che possono essere cavalcate maggiormente dal brand perché fanno parte della sua essenza e quindi risulteranno immediatamente riconoscibili ai più. Il risultato sarà l’aver cavalcato un topic non solo per dire “io c’ero”, ma per riuscire a sfruttare quell’attenzione immediata degli utenti per far conoscere meglio la nostra essenza e il nostro DNA.

La content personalization

Per “content personalization” si intende la creazione di esperienze dinamiche e disegnate, senza soluzione di continuità, sulle esigenze del singolo individuo in base al contesto e in ottica multichannel.
Ci sono due aspetti della personalizzazione: il primo riguarda strettamente il marketing, con il lancio di campagne personalizzate per il miglioramento dei risultati di business. Il secondo, invece, riguarda l’esperienza del consumatore e i servizi ad esso rivolti.
Per costruire campagne ed esperienze personalizzate c’è bisogno di:

  • Riconoscimento: conoscere il cliente e il profilo del prospect per poterli ingaggiare. Devono essere chiare le caratteristiche demografiche, la localizzazione, i gusti e le preferenze.
  • Ricordo: conoscendo i consumatori è più facile suggerire prodotti e offerte in linea con le loro esigenze e le proprie abitudini di utilizzo. Un’analisi della storia dei consumi permette di definire ancora meglio gli obiettivi di mercato.
  • Raccomandazione: la personalizzazione non tiene conto solo dell’identità del consumatore ma anche della sua localizzazione e della stagionalità.
  • Rilevanza: un’analisi di tutti questi parametri consente di costruire un contenuto a misura dell’individuo che sarà più stimolato all’acquisto.

Roberto Cerino

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