Caso bottiglie riutilizzabili: tutto il business che ruota attorno al plastic-free

Che siate a scuola o in ufficio siate certi che, qualora vi presentaste con una bottiglietta di plastica, vi guarderanno tutti male. Fra S’well e Chilly’s ecco spiegato l’ecosistema plastic-free e il business da 100 milioni di dollari l’anno

Ormai nella maggior parte delle scuole è già un obbligo; in Italia portiamo alla luce l’esempio delle scuole nel comune di Roma, dove il sindaco ha consegnato personalmente delle borracce d’alluminio per l’acqua. Cos’è che muove davvero questo spirito di cambiare le cose? Sarà davvero possibile rimediare alle tonnellate di plastica che adesso si trovano negli oceani?

I due colossi dell’alluminio

Portano il nome di S’well e Chilly’s. Stiamo parlando di due enormi aziende di bottiglie riutilizzabili capaci di fatturare in due circa 150 milioni di dollari l’anno. Con una stima di 10 miliardi di dollari nel giro di un paio d’anni è un mercato senza dubbio non gigantesco, ma che ha le sue dimensioni.
Scendiamo ancora di più nel dettaglio e facciamo emergere i fattori che hanno determinato l’esplosione sul mercato di queste fantomatiche borracce colorate 100% plastic-free.

L’avversione per la plastica

Questa crescente repulsione per la plastica ha ottenuto il suo personale punto di svolta da quando sono diventati sempre più popolari documentari (spesso targati Netflix) che portano all’occhio dell’essere umano tutta la cattiveria della sua società. In particolare ricordiamo le produzioni di David Attenborough, principale naturalista, divulgatore scientifico e esploratore britannico che con Blue Planet porta con la magia del 4K le immagini del disastro come molto più vicino di quello che si pensi. Greenpeace, inoltre, stima circa 150 milioni di tonnellate di plastica negli oceani. È evidente come in questo caso ci sia della sensibilizzazione comune.

Intervento da parte di luoghi e istituzioni

Il primo aeroporto in assoluto a voler debellare la plastica fu il San Francisco International Airport. L’iniziativa mira a diventare il primo scalo No Pollution entro il 2021: i passeggeri potranno solo acquistarla in materiali riciclabili o riempire le borracce portate da casa grazie alle molte fontanelle allestite.
Il discorso investe anche le scuole, diventate plastic-free, protagoniste nell’importante funzione di formazione ed educazione dei ragazzi, ricoprendo un ruolo centrale nella sensibilizzazione delle nuove generazioni sul problema dell’inquinamento da plastiche.

Perché acquistiamo le borracce?

Siamo stati letteralmente investiti dal cambio di percezione, e di tecnologia, riguardo la plastica. Così come diversi anni fa questo bene veniva visto come una rivoluzione capace di trasportare i liquidi in modo pratico e innovativo, oggi è in assoluto vista come la causa di tutti i mali ambientali della Terra.
Quali sono, in ambito business, i segnali che lancia quella borraccia?
In primis abbiamo l’idea di star aiutando il pianeta ed essere coinvolti con tutti noi stessi nell’emergenza plastica, avendo attuato una scelta etica, che dimostra l’avversione per la plastica e l’inquinamento in generale.
Altro messaggio è il fatto che queste bottiglie riutilizzabili rappresentino un vero e proprio status symbol che identifica la persona entrata in possesso dell’oggetto. Da questo fattore nascono le molteplici personalizzazioni di colore e loghi su queste borracce, diventando un vero e proprio simbolo, come oggi rappresenta lo smartphone, diventando proprio nostro e accompagnandoci per tutta la giornata.

Roberto Cerino

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