Come RedBull è diventata leader del proprio mercato grazie al marketing

Le politiche di marketing della RedBull, legate soprattutto agli sport estremi, che ne hanno consentito la consacrazione nel mercato delle bevande energetiche

Tutti conosciamo il marchio di RedBull, lo vediamo spesso e ci siamo abituati ad accostarlo ad un certo tipo di eventi. Infatti, il marketing di questa azienda ha lavorato esattamente in questa direzione, sponsorizzando centinaia di eventi legati agli sport estremi per cavalcare il più possibile l’onda del marketing esperienziale, ovvero quelle strategie improntate sulle emozioni e sensazioni che si possono far vivere al potenziale cliente. Scopriremo però che la RedBull lo ha fatto in maniera unica e, di sicuro, con grande successo.

La storia del brand

RedBull nasce nel 1984 dalla mente di Dietrich Mateschitz, imprenditore austriaco che ancora oggi detiene il 49 % dell’azienda, che decise di scommettere su una bevanda energetica, traendo ispirazione da prodotti già di grande successo nel mercato asiatico. Fin dal principio, il fondatore decise di puntare in maniera massiccia sul marketing, provando ad imporsi nel mercato prima austriaco e poi europeo. Effettivamente il prodotto diventa in pochi anni molto noto, il suo marchio comincia ad essere presente nella mente dei consumatori e non solo, la sua espansione è destinata ad essere mondiale. Molti sono i motivi per cui RedBull riesce ad imporsi con successo sul mercato e, tra questi, è fondamentale anche il suo slogan. Infatti lo slogan “RedBull ti mette le ali” esiste da molti anni ed è ormai strettamente legato al prodotto, riesce ad essere breve ed efficace, fa passare esattamente l’idea desiderata. Consumando questa bevanda, infatti, ci si aspetta di essere più attivi, di avere più energia e di riuscire a dare il meglio di sé. Soprattutto negli anni passati, un’altra attività che il consumatore collegava alla RedBull era la promozione della bevanda con le macchine brandizzate, le Mini RedBull che ognuno di noi ha potuto vedere almeno una volta, totalmente argento e blu (come la lattina della bevanda) e con proprio una lattina gigante posta sulla parte posteriore dell’auto. Diventa quindi difficile immaginare che RedBull potesse diventare ciò che è oggi senza queste strategie di marketing, ma proviamo ad andare ancor più a fondo della vita di questa azienda.

Il prodotto

Quando si parla dell’azienda che produce questa famosa bevanda energetica, ci si sofferma paradossalmente poco sulla bevanda in sé. Tutto ciò che orbita intorno è molto più interessante, in un certo senso, della bibita stessa. Perché? Ci sono molti motivi legati a questo fenomeno, ma il principale è che la bevanda, per quanto assurdo possa sembrare, è poco apprezzata. I consumatori o potenziali tali non conoscono o ricordano RedBull, nella maggior parte dei casi, per il suo sapore, ma per ciò a cui la collegano. Come già dicevamo, questa azienda ha investito moltissimo in campagne di marketing e, in queste, non ha mai concentrato l’attenzione sul sapore. Pensiamo di nuovo a quel “RedBull ti mette le ali“: non c’è alcun riferimento al sapore, agli ingredienti di cui è composta, al fatto che sia capace di dissetare o meno. Alcuni test fatti su campioni anche molto ampi hanno confermato questa tendenza, RedBull piace a pochi consumatori eppure ne attrae così tanti. Tutto ciò rende RedBull un case study molto interessante, ovvero un caso unico che merita di essere studiato ed approfondito sotto ogni punto di vista, dato che il mercato non offre casi simili e, anzi, spesso chi ha tentato di seguire una strada simile ha fallito. Proprio per la sua capacità attrattiva, RedBull ha attirato anche diverse critiche nel corso degli anni, ci sono stati diversi problemi con gli ingredienti di base (si è parlato a lungo soprattutto di caffeina e taurina e del loro consumo combinato) ed anche con la possibile dipendenza che questa bevanda causa. Le critiche non hanno mai colpito in maniera troppo dura il marchio anche se in alcuni casi non hanno ovviamente aiutato, dato che hanno portato l’attenzione sul prodotto e, come detto, non è questa la priorità dell’azienda.

RedBull e gli sport estremi

Ciò che rende questo marchio così interessante è proprio l’investimento fatto nell’ambito degli sport estremi ed è proprio intorno a questo che si è sviluppata l’idea di investire tutto sul marketing esperienziale. RedBull è ormai strettamente correlata a decine di sport estremi (le cifre spese per sponsorizzare eventi di questo tipo è astronomica), addirittura ad imprese uniche nella storia che hanno dato alla lattina del Toro Rosso un’attenzione impossibile da replicare in altri ambiti, un’attenzione mondiale. Si può pensare al salto dallo spazio di Felix Baumgartner, che ha stabilito il record di velocità in caduta libera facendo il salto più alto della storia da oltre 38 km di altezza. Questo evento era stato seguitissimo in tutto il mondo, in diretta YouTube ed anche in televisione in alcuni Paesi registrando Share altissimi. Inoltre RedBull sponsorizza da moltissimi anni eventi legati al rally, alla moto cross, al paracadutismo e moltissimi altri. Dal 2005 si è inserita anche nel mondo della Formula 1, con un Team Racing a nome RedBull appunto e non solo, il progetto è proprio quello di andare a toccare sempre più sport, provando a proporre sempre lo stesso approccio. Uno degli ultimi sport in cui RedBull ha deciso di investire è il calcio, acquistando due società (RedBull Lipsia e RedBull Salisburgo) e, anche se non si tratta di uno sport estremo, anche in questo ambito ha messo in pratica un metodo gestionale societario unico, rivoluzionando l’approccio alla gestione di una società calcistica. Tutti questi eventi di cui è sponsor principale vengono poi trasmessi attraverso diverse piattaforme che garantiscono a RedBull una costante attenzione a livello mondiale, i contenuti sono moltissimi e di qualità e vanno a rinforzare giorno dopo giorno questo brand nella mente dei consumatori o, più semplicemente, di tutti. Il caso RedBull racconta qualcosa di unico e non solo, perché negli ultimi anni le bevande energetiche si sono moltiplicate, eppure la leadership è rimasta sempre salda tra le mani dell’azienda austriaca e i ricavi sono andati di pari passo, arrivando a far avere all’azienda un fatturato di oltre 5 miliardi. RedBull è a tutti gli effetti l’esempio principe di come possa essere efficace attrarre il consumatore, per fare in modo che sia il consumatore a cercare RedBull e non RedBull a dover cercare il consumatore.

Marco Cagiano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

it Italiano
X