Il ritorno di Elvis: il paradiso dorato dei rocker non è per sempre

Il mondo della musica è particolare, si sa: puoi vendere milioni di dischi, essere abbandonato dal tuo pubblico in pochissimo tempo, diventare un’icona, eppure nessun obiettivo raggiunto sarà grande quanto il successo che otterrai dopo la tua morte. Così è valso anche per The King anche se, a oltre 40 anni dalla sua morte, le cose stanno cambiando.

Negli ultimi anni abbiamo visto rivalutare tantissimi artisti del passato, primi fra tutti i Queen del defunto Freddie Mercury, complice il successo di Bohemian Rhapsody. Elton John si è portato avanti rilanciando la sua immagine col film Rocketman, mentre sembra ancora intatta la fama altri grandi della musica come i Beatles, i Nirvana, Tupac… La fama però si sa, non è eterna, e tenere viva la memoria di un artista del passato può risultare più difficile del previsto.

I trapper e i progetti Post Mortem

“Quando morirò, mi amerete”, questo scriveva Lil Peep poche ore prima del suo decesso, ed effettivamente così è stato. Il suo primo disco Come Over When You’re Sober Pt.1, infatti, ha debuttato alla 168° posizione della Billboard 200, raggiungendo in una settimana la 38°, il tutto tre mesi dopo la sua pubblicazione, e ancora meglio sono andati i suoi dischi postumi, con COWYS2 che ha raggiunto per la prima volta la Top 10 statunitense. Negli ultimi anni abbiamo avuto diversi esempi simili, da XXXTentacion ai recentissimi Juice WRLD e Pop Smoke, ma non sempre la pubblicazione di materiale postumo può rappresentare un successo dal punto di vista artistico: nel caso di X, per esempio, sono state diverse le critiche mosse ai suoi progetti Post Mortem e a chi ne ha curato la realizzazione, accusati di essere più preoccupati di trarre profitto dall’immagine dell’artista che di onorarne la memoria con dei dischi di qualità. La domanda è quindi la seguente: è possibile mantenere viva la fama di un artista dopo la sua morte o il suo ritiro dalla produzione artistica?

Reunion fallaci

Se la pubblicazione di progetti postumi, se curati con la giusta attenzione e realizzati partendo da materiale di qualità, può essere un buon modo per mantenere viva la memoria di un artista subito dopo la sua morte, le cose possono complicarsi quando la lontananza dai riflettori diventa prolungata. Gli anni passano, gli artisti invecchiano e la musica cambia, e restare, o tornare, sulla cresta dell’onda diventa difficile: negli ultimi anni abbiamo visto riunirsi diverse band, fra cui i Guns’n’Roses e, qualche anno fa, i Sex Pistols, con risultati abbastanza deludenti, complice l’età degli artisti e il cambiamento di sonorità. Quando poi si ha a che fare con cantanti o membri di band deceduti, la cosa si complica ulteriormente, e sono pochi gli artisti il cui mito sopravvive negli anni. Alcuni sono ancora famosissimi e apprezzatissimi solo grazie a ciò che anno fatto in vita, si pensi a John Lennon e Kurt Cobain, mentre altri hanno avuto bisogno di un aiuto cinematografico, come i Queen. Altri ancora, invece, stanno vedendo la loro stella spegnersi lentamente: è il caso di Elvis Presley, il cui studio marketing è al lavoro per riportare in auge il nome del “re del Rock and Roll”.

Il ritorno del Re

A quanto pare, infatti, l’impero Presley sembra stare attraversando un periodo di difficoltà: in dieci anni i ricavi derivanti dalla sua musica sono calati del 30%, mentre dalla vendita dei memorabilia si è passati dal guadagnare 4,5 milioni di euro a circa un terzo nel giro di due anni. Per correre ai ripari, l’Authentic Brands Group, lo studio che si occupa del marketing di Elvis, sta pensando di attuare alcune strategie per ringiovanirne l’immagine. Prima fra tutte, la serie animata Agent King, in uscita su Netflix l’anno prossimo, che si ispirerà al mood del successo Bojack Horseman e racconterà di un Elvis agente segreto del governo. Nel progetto sembra essere coinvolto un grandissimo del cinema come Tom Hanks, il che ci fa ben sperare per il risultato finale. Non solo, la strategia di ABG prevede anche l’idea di commissionare diversi remix dei grandi classici di The King in chiave dance, per avvicinare il pubblico più giovane ai successi dell’artista. Una mossa sicuramente azzardata, che rischia più di allontanare i fan storici che di avvicinarne di nuovi: del resto Bohemian Rhapsody è tornata in auge esattamente nella sua versione originale, proprio perché bella e senza tempo così com’è stata scritta.

Insomma, quello riguardante Elvis è solo uno dei tanti casi di tentativi di mantenere in auge il nome di un grande della musica del passato. Vedremo se il suo ufficio marketing ci riuscirà o meno, se Agent King sarà un successo o un flop e, soprattutto, se le nuove generazioni saranno in grado di apprezzare capolavori come Can’t Help Falling in Love, Hound Dog e Suspicious Minds.

Lorenzo Ferri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

it Italiano
X