Nokia e le strategie di mercato che legano la Finlandia al tech-world

Analisi degli aspetti che hanno portato il titano findalendese dalle stelle alle stalle

Chiunque sia da qualche decennio sulla Terra, sa perfettamente cosa significhi Nokia e cosa si celi dietro questo marchio. Primo pensiero che ci attraversa la mente è legato a Snake, il primo gioco per telefono virale che ha appassionato milioni di utenti nel mondo.

Un po’ di storia…

Nokia nasce in Finlandia nel 1865 come segheria e cartiera. A fondarla fu Knut Fredrik Idestam, ingegnere minerario che decise di dare alla sua azienda lo stesso nome del fiume che scorreva di fianco allo stabilimento produttivo. Nei 150 anni di storia che seguono, Nokia ha prodotto praticamente di tutto: dagli stivali e dalle calosce di gomma, sino ai cavi telefonici ed elettrici. Passando naturalmente per i dispositivi di comunicazione mobile, ossia cellulari e smartphone. A inizio ‘900 Nokia è un conglomerato industriale dalla vastissima produzione, ma dalle gambe piuttosto fragili. Nel periodo tra le due guerre rischia di fallire più di una volta e queste ripetute crisi portano alla creazione di una holding sotto cui operano le tre aziende che fino ad allora hanno portato il nome Nokia (la cartiera, lo scarpificio e la prodizione di cavi). La svolta arriva negli anni ’60 del secolo scorso, quando in riva al fiume Nokia le cose iniziano a girare per il verso giusto. Nel 1962 il comparto che si occupa della produzione di cavi elettrici fa il suo ingresso nel mondo dell’elettronica, realizzando un analizzatore di impulsi per la sua centrale nucleare. Nel 1963 l’azienda finlandese inizia a realizzare telefoni radio per i servizi militari e di emergenza. L’incontro con il mondo della telecomunicazione non fu affatto casuale e non si trasformò in un amore fugace e passeggero. Nel 1967 la fusione tra le tre branche della società diviene finalmente effettiva e nacque la Nokia Corporation, una delle più grandi aziende europee del tempo. Al momento della fusione, Nokia realizzava prodotti di carta, scarpe, stivali e galosce di gomma, pneumatici, cavi per la comunicazione, dispositivi elettronici come TV e radio (nel 1987 Nokia era il terzo più grande produttore di televisori in Europa), personal computer, generatori elettrici, equipaggiamenti per l’esercito finlandese (come la maschera antigas M61), prodotti chimici e in alluminio.

L’ingresso nel mondo delle telecomunicazioni

Nokia ha fatto il suo ingresso nel mercato della telefonia agli inizi degli anni ‘90 ed è riuscita ben presto ad associare il suo nome a prodotti ricchi di funzioni e di ottima qualità: autonomia eccezionale, dimensioni contenute e una resistenza che ha quasi del leggendario (chi non ha mai visto un meme che non abbia come protagonista l’indistruttibile 3310 alzi la mano). Anche con l’avvento dei primi telefoni con touchscreen la casa finlandese ha saputo tenere testa ai concorrenti grazie a device come il Nokia C7 o il 5800, equipaggiati con Symbian OS, capace di raggiungere, nel suo periodo di massima espansione, un market share pari al 37%. Il sistema operativo finlandese, tuttavia, presentava dei limiti piuttosto evidenti ed è finito schiacciato dalla concorrenza di iOS e Android. Per rilanciarsi l’azienda, anziché lasciarsi tentare dall’adozione del SO del robottino verde, ha preferito scommettere sul Windows Phone di Microsoft, esordendo nel 2011 con il Lumia 800. La scelta, come sappiamo, non si rivelò felice e la divisione smartphone di Nokia fu venduta società fondata da Bill Gates, che ha deciso di insistere sul proprio sistema operativo mobile, senza mai riuscire a ritagliarsi una consistente fetta di mercato. Gli smartphone Lumia escono infatti di produzione nel 2016.

Si chiude una porta e si apre un portone: HMD Global, the home of Nokia Phones

HMD Global è una società finlandese che sviluppa dispositivi mobili con il marchio “Nokia“. È stata creata nel dicembre 2016 dopo l’acquisto di parte della divisione “feature phone” (apparecchi più semplici ed economici rispetto ad un vero smartphone) di Microsoft Mobile, la società fondata dopo l’acquisizione di Microsoft del settore “Devices & Services” di Nokia nel 2014. Ha sede ad Espoo, nei pressi di Helsinki, ed è diretta e composta da ex dipendenti Nokia. HMD produce devices basati sul sistema operativo Android. Nokia ha dichiarato che questa mossa servirà ad “unire una delle marche di cellulari più famosi al mondo con il principale sistema operativo mobile”. Nokia non ha ruoli di investimento diretti in HMD, ma ha una rappresentanza nel CDA che controlla e assicura il corretto utilizzo del proprio marchio, dei propri requisiti, dei propri brevetti, delle concessioni dei diritti alle sue proprietà di ricerca e sviluppo e delle prestazioni dei prodotti al fine di garantire che le aspettative dei consumatori siano soddisfatte.
Il brand sembra ancora godere di una buona reputazione tra gli utenti: solo nell’ultimo quarto del 2017 sono stati venduti 4.4 milioni di smartphone marchiati Nokia, cifra che rappresenta l’1% del market share globale ed il 3% di quello europeo. La quota relativa al Vecchio Continente sale al 3.5% nel primo quarto del 2018, con 4.1 milioni di unità vendute.  Si tratta di numeri certamente risibili se visti in termini assoluti, ma estremamente significativi se si considera che sono stati fatti registrare da un marchio (ri)nato poco più di un anno fa e che ha messo in commercio solamente 6 modelli, nell’ambito di un mercato che ha visto, nel primo trimestre di quest’anno, un calo nelle vendite pari al 6.3% rispetto agli ultimi 3 mesi del 2017.
Pare quindi che ci siano buoni presupposti affinchè la grande scommessa di HMD Global risulti vincente. 

Lorenzo Damiani

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