Spartizione diritti TV: come funziona per le società calcistiche italiane e straniere

I soldi che circolano nel calcio sono sempre di più, anno dopo anno. Tra le cifre in crescita, c’è anche quella relativa ai diritti televisivi, ovvero i soldi che le società ricevono per essere trasmesse in TV per tutta la stagione calcistica. Come vengono determinate queste cifre? Perché l’Italia soffre così tanto rispetto ad altri Paesi (come la Gran Bretagna)?

I diritti televisivi hanno sempre più tenuto banco negli ultimi anni, con un dualismo (tra Sky e Mediaset Premium) che si è trasformato in una sfida a tre, con la recente aggiunta di Perform. Quest’ultima trasmette le partite sulla piattaforma DAZN (che si pronuncia “da zone”) che vanta la maggior elasticità disponibile sul mercato, oltre ad un prezzo effettivamente molto contenuto. Una guerra tra titani che ha influito in maniera sostanziosa sui bilanci delle società e non solo, con conseguenze destinate a crescere negli anni a causa dell’aumento di spettatori di cui la Serie A (e non solo) sta godendo.

Come funzionano i diritti TV

Sciogliamo subito alcuni dubbi, in modo che il resto dei contenuti sia fruibile e scorrevole. I diritti TV sono inizialmente di proprietà della Lega di competenza, dunque nel caso italiano della Lega Serie A, che poi li assegna alle emittenti televisive. L’assegnazione dipende innanzitutto da quanto le emittenti sono disposte a pagare, dunque si tratta di una vera e propria vendita. Negli anni le offerte di Sky e Mediaset sono cresciute in maniera importante per due motivi: la concorrenza dell’uno con l’altro e l’aumento di visibilità del campionato italiano. Quest’ultimo, apparentemente positivo, ha però anche un altro importante risvolto: la crescita non è così importante come sembra, dato che tutti i campionati importanti d’Europa stanno crescendo dal punto di vista del seguito televisivo, anzi gli altri crescono ad un ritmo più veloce rispetto alla Serie A. In particolare, negli ultimi anni ha sbaragliato la concorrenza degli altri campionati la Premier League, il campionato d’oltremanica, che vanta una gestione più ricca dei diritti e più avanti capiremo meglio perché. Tornando al discorso iniziale, la piattaforma o le piattaforme che acquistano i diritti devono poter poi rientrare nella spesa vendendo, appunto, la possibilità di vedere le partite. Sky lo fa con un abbonamento legato ad un decoder (che può comprendere moltissimi canali oltre alla Serie A ed allo sport, in realtà) e Mediaset altrettanto, mentre la new entry del 2018, DAZN, ha provato a perseguire una strada diversa. Per avere accesso ai contenuti, infatti, basta un abbonamento da 9,99 euro al mese (con mese di prova gratuito e disdetta in qualsiasi momento senza penali) che permette la visione in diretta attraverso l’applicazione apposita, un po’ come si fa con Netflix per film e serie TV. Nessun decoder, nessun vincolo, ma partite comunque in diretta sul tablet, sullo smartphone o sulla televisione (ammesso che sia Smart TV). Ecco come DAZN prova a tener botta ad un colosso come Sky, battendo almeno per ora la concorrenza di Mediaset e concludendo con quest’ultima degli accordi economicamente interessanti. DAZN ha infatti concordato con Mediaset per la stagione 18-19 ed ora con Sky per la stagione 19-20, cioè quella in corso, la possibilità di far vedere i propri canali attraverso le altre emittenti. In parole povere, chi ha Sky calcio nella stagione attuale può vedere direttamente anche DAZN sul canale 209, una volta concordato l’abbonamento con Sky stesso. Si intuisce che gli accordi diventano sempre più macchinosi e complicati, anche se all’utente finale, in realtà, interessa solo vedere le partite nella maniera più semplice e diretta possibile. Per dovere di cronaca, è proprio tutto questo processo che ha portato a quello che viene definito “calcio-spezzatino” con partite in tutti gli orari e sempre più spezzettate, appunto, lungo il week end.

Quanto guadagnano le società?

Dopo aver esaminato i comportamenti delle emittenti televisive, è fondamentale andare a fondo della distribuzione da parte della Lega Serie A dei soldi ricavati dalla vendita dei diritti TV. La ripartizione viene modificata praticamente ogni anno, con piccoli ritocchi e revisioni. La direzione dovrebbe essere sempre la stessa: garantire una divisione sia equa per tutte le società che premiante per quelle più seguite. Eppure, sbirciando dalle suddivisioni negli altri campionati, la Serie A risulta essere quella tra i top cinque campionati con la spartizione meno equilibrata. In Italia infatti c’è un enorme divario tra la prima per cifre ricevute (che negli ultimi anni è stata la Juventus) e l’ultima. Per rendere più chiaro il concetto, citiamo le voci che vengono considerate all’interno della suddivisione: 50% del totale in parti uguali tra le 20 società; 20% in base al numero di tifosi allo stadio; il 5% in base alla storia della società; il 10% in base ai risultati negli ultimi cinque anni; l’ultimo 15% in base ai risultati conseguiti nell’ultimo anno. Appare chiaro che, quindi, buona parte dei milioni di euro sono distribuiti alle prime 5-6 società con più storia che, in genere, sono anche quelle che si piazzano nelle altrettante prime posizioni. Le altre si devono quindi accontentare, con il chiaro destino di andare incontro ad un aumento di questo divario, anno dopo anno. Si può ritenere giusto questo sistema di ripartizione? Come già detto non è facile, perché può sembrar sbagliato che una neo promossa riceva poco, ma contemporaneamente non si può ignorare il fatto che Juventus, Napoli o Inter attirino un numero di spettatori enormemente più elevato. Per quanto riguarda le cifre della spartizione dei diritti dell’anno passato, ovvero la stagione 18-19, si può guardare il prospetto che segue, con la Juventus che comanda con 85,3 milioni ed il Frosinone che chiude la lista con soli 36,5 milioni rispetto ad un totale distribuito di 1150 milioni di euro.

Il confronto tra Serie A ed estero

Come già accennato, vi sono campionati più ricchi della Serie A ma soprattutto più equi, come la Premier League. Negli altri campionati si tiene conto di parametri diversi, che premiano non solo le vittorie negli anni precedenti ma anche altri elementi più qualitativi che quantitativi (inteso come piazzamento in campionato). Basti pensare che in Bundesliga, campionato tedesco che non ha più visibilità del campionato italiano, si tiene conto anche del numero di giovani prodotti nel vivaio che durante l’anno sono stati schierati in campo. Un criterio che ha poco a che fare con gli spettatori, in fin dei conti si cerca lo spettacolo, non l’età dei giocatori, ma che permette di premiare anche le piccole società. Le piccole infatti non possono puntare a vincere il campionato, salvo rarissimi casi, ma possono sicuramente dare più importanza ai giovani del vivaio ed accedere quindi a qualche milione di euro in più. Tornando alla Premier, invece, bisogna mettere in evidenza un dato non trascurabile, cioè i ricavi totali distribuiti alle società: 2456 milioni di euro. Facendo il confronto, più del doppio di quanto viene distribuito in Serie A e questo pesa molto. Pesa ancora di più se ci si riferisce invece all’equità della distribuzione: la prima, il Manchester City campione in carica, ha ricevuto 150 milioni di euro, mentre l’ultima, l’Huddersfield, ha ricevuto circa 96 milioni. Nulla di più delle cifre spiega il divario: la prima italiana guadagna dai diritti TV meno di quanto guadagna l’ultima del campionato inglese. Divario che si può definire disarmante. Concludendo il confronto, la Liga (Spagna) ha una distribuzione più equa rispetto alla Serie A con però Barcellona e Real Madrid nettamente al comando. La Ligue 1 (Francia), invece, vanta una distribuzione sì equa, ma con un eccessivo peso dato ai risultati nell’ultima stagione ed allo status storico del club (queste due voci compongono oltre il 50% del totale) che porta il PSG, ricco club parigino, ad essere notevolmente al comando. In breve, la Serie A resta uno dei campionati meno equi tra quelli europei, con tra l’altro anche molta confusione riguardo alle emittenti televisive che ogni anno si contendono le partite. Ci sono molte idee in cantiere per rendere migliore la situazione e per attirare sempre più spettatori a livello nazionale ed internazionale, ma solo il tempo ci dirà se queste ci porteranno un giorno ad essere ancora il campionato più seguito in assoluto, com’era negli anni ’90. Per ora, ci si deve accontentare di vivere di ricordi, mentre i soldi, in tutte le forme possibili, prendono sempre più il comando. Con buona pace dei “romantici”.

Marco Cagiano

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