Just Eat: vari aspetti di un’avventura con poco successo

L’app di Just Eat, Deliveroo, Glovo e di tanti altri appare come un servizio accattivante, conveniente, che ci permette di goderci una cena dal nostro locale preferito in tranquillità a casa nostra, ma se tutta questa pubblicità e l’eccellenza fossero solo apparenza? Chi e cosa si nasconde dietro i servizi digitali di food delivery e perché dopo quasi 10 anni dalla loro nascita non hanno ancora avuto il successo che tutti si aspettavano?

Nonostante la velocità con cui vengono effettuati gli ordini, le zone delle città più piccole coperte dal servizio sono veramente poche. Considerando, però, i vari eventi che hanno come protagonisti anche personaggi in evidenza come Fedez e Chiara Ferragni possiamo notare che il servizio ha delle défaillance un po’ ovunque, anche nelle zone con copertura totale come Milano.

Le strategie di marketing

Dalla skill Just Eat Alexa alle iniziative contro lo spreco, le idee sono veramente tante. Possiamo ordinare a voce parlando all’intelligenza artificiale di Amazon Alexa, possiamo collaborare a ridurre gli sprechi di cibo partecipando ala raccolta digitale per donare a domicilio eccedenze alimentari, prodotti integri, confezionati, direttamente a domicilio, grazie al food delivery. Sul sito ufficiale ci viene proposto anche il mantra del Just Eateriano. Si tratta senza dubbio di iniziative utili, che coinvolgono i clienti e fanno sì che l’azienda si occupi di problematiche sociali. Ma come si spiega l’esclusione dall’ultima iniziativa in assoluto è stata quella di regalare £15 ai consumatori inglesi? Per i fortunati il buono è utilizzabile sull’app fino a luglio, ma in Italia possiamo solo immaginare quanto sarebbe stato bello poter ricevere lo stesso trattamento. A questo punto nonostante Just Eat abbia lanciato una campagna pubblicitaria globale, non è comunque in grado di applicare la stessa politica su tutti i territori.


Il mito del food delivery

Il mercato del cibo d’asporto vale miliardi di euro, ma i servizi digitali come quello di Just Eat hanno un peso inferiore al 10% in questo mercato, il motivo si crede essere il fatto che si tratta di un servizio ancora nuovo e va considerato che non tutti hanno dimestichezza coi sistemi di pagamento digitali. Per capire il tipo di prodotto che ci viene presentato basta tener conto del fatto che tramite l’ Order Pad, collegato in rete con il sistema Just Eat che permette la stampa automaticamente la comanda col nome del cliente nel ristorante, possiamo saltare la fila e risparmiare tempo. Insomma il servizio promette bene, inoltre il trasporto fino a casa nostra costa molto poco, un sogno! Tutto stupendo, ma se osserviamo meglio possiamo notare delle crepe in questo sistema già nel fatto che tutta l’eccellenza proposta diventa un peso per i riders, i fattorini che devono farsi in quattro per le consegne. Sono già molti gli episodi di cronaca che li vedono come protagonisti.

I diritti dei riders

Parte integrante delle aziende sono proprio i lavoratori, le politiche aziendali devono averne il pieno rispetto, ma questo succede meno spesso di quanto crediamo. Gli episodi che vedono protagonisti i riders sono sempre più frequenti e ci mostrano un aspetto sempre nuovo e negativo dell’ambiente in cui lavorano. Basti pensare alla rivolta di poco tempo fa nei confronti dei così detti vip tirchi, la denuncia di alcuni riders che dichiarava che nonostante il loro lavoro fosse già in sé opprimente, non ricevevano gratificazioni né dai clienti né dall’azienda. Just Eat per esempio non si occupa neanche di gestire i fattorini, ma fornisce loro solo una struttura poiché viene adottato il modello di business marketplace, inoltre vanno considerate le spese che riguardano l’infrastruttura tecnologica a cui si possono aggiungere altri ingenti costi. Ma quando non tutto sembra perduto, anche dopo la firma di una carta dei diritti a Bologna, proprio qui il 10 giugno ci scappa il morto, cosa inconcepibile nel 2019. A questo punto si può dire che i fattorini sono l’ultima ruota del carro, non c’è da meravigliarsi se poi il rapporto col cliente poi ne paga le conseguenze.

Giuseppina Napolitano

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