Product placement: come e quando usarlo sui social

Perchè al giorno d’oggi è necessario adeguarsi ad alcune regole per far si che le proprie strategie comunicative funzionino anche sui social

 

 

Fin dalla nascita del cinema, il product placement, ovvero l’inserimento di prodotti a scopi commerciali direttamente sulle pellicole, non dichiarate esplicitamente come tali, ha sempre mantenuto una posizione di rilievo nel marketing pubblicitario. Infatti questa strategia, oltre a rendere la visione del film più familiare e vicina al grande pubblico , in quanto si viene a contatto con marchi di aziende che utilizziamo quotidianamente, permette ai produttori di trovare entrate extra per i loro progetti, e alle aziende di mettere sul palcoscenico i proprio prodotti senza tuttavia presentarli sotto forma di pubblicità vera e propria, una sorta di maschera , che spesso porta a risultati molto più soddisfacenti rispetto alle tecniche tradizionali. Negli ultimi anni, grazie alla ribalta dei social network sulla scena mondiale e la nascita di nuove figure capaci di influenzare una larghissima fetta di pubblico grazie alla loro popolarità, chiamati appunto <stronginfluencers , le aziende hanno iniziato a focalizzare la loro attenzione su queste nuove piattaforme in grado di coinvolgere un numero di utenti potenzialmente molto più elevato rispetto ai media tradizionali, e di restringere di molto i tempi di ricerca dei prodotti, che ora sono a portata di un click. Ma la domanda da porsi è la seguente: siamo sicuri che un uso indiscriminato del product placement sui social sia produttivo? o rischia di essere controproducente? Cerchiamo di scoprire come farne un buon uso, analizzando alcuni punti chiave di questa strategia:

Dove piazzare i propri prodotti:

Uno dei problemi che si notano più spesso, soprattutto quando si tratta di piccole aziende, che non possono permettersi di affidare la promozione del proprio marchio ai grandi nomi che circolano sui social ( intesi come utenti con migliaia o milioni di followers come può essere per esempio Chiara Ferragni), è che tendono a piazzare i propri prodotti quasi casualmente,magari a influencers con un’utenza più limitata, ma senza un’adeguata ricerca di mercato che permetta di selezionare un target di acquirenti adeguato per il proprio marchio, così spesso ad esempio ci si imbatte in pagine instagram  specializzate in viaggi che sponsorizzano creme per le mani e attrezzi per la casa,  le quali guadagnano senza che l’azienda abbia un ritorno di immagine vero e proprio, in quanto gli utenti che visitano quei particolari contesti non hanno interesse per i tipi di prodotti che vengono sponsorizzati, e spesso tendono a essere completamente ignorati. Un’ulteriore elemento  da tenere in considerazione è che i social network hanno differenti modalità di utilizzo e una differente tipologia di pubblico,dunque la stessa scelta del social più adeguato per il proprio marchio può risultare molto importante, in quanto per esempio esistono prodotti che rendono molto meglio in un video che in una fotografia, ed è quindi giusto investire in modo che ne vengano esaltate le qualità in maniera adeguata.

Qualità o quantità?

Un’altra domanda che occorre porsi quando si è alla ricerca di nuovi possibili acquirenti è se conviene puntare su utenti che godono di una grande considerazione, e che tendono a essere più “credibili” rispetto a quelli che godono di minor reputazione, ma che ovviamente hanno un costo più elevato oppure se adottare una strategia basata più sulla quantità, distribuendo le sponsorizzazioni in maniera più capillare a costi minori, cercando di trarre comunque un profitto accettabile. Spesso in realtà la strategia più funzionante resta la prima, in quanto contando su un numero spropositato di followers rispetto alla maggioranza degli utenti, questi tendono a monopolizzare il mercato, creando intorno a loro un’aura di verità e di coinvolgimento sociale, risultando molto più convincenti rispetto a chi ha poco seguito.

Serve comunque ricordare che esistono varie tipologie di prodotti per le quali ancora oggi non esistono vere e proprie comunità social su cui basarsi, sopratutto in Italia ed è quindi spesso necessario fare riferimento ad un numero di persone molto ampio per assicurasi di poter raggiungere il maggior numero di potenziali clienti senza rischiare di sprecare il proprio denaro.

Trasparenza o Promozione?

Questo punto credo sia uno dei più importanti, sopratutto in una società come la nostra,basata sul consumo portato all’estremo, che è ormai quotidianamente bombardata da messaggi pubblicitari espliciti e che ci ha abituati ad avere davanti agli occhi messaggi e immagini sempre più studiate per creare in noi dei bisogni, nuove necessità e vuoti da colmare.

Viene appunto da chiedersi se non sia più conveniente lasciare che il prodotto parli da sé, senza sottolineare il fatto che sia frutto di una collaborazione voluta e ricercata tra l’azienda e il creatore di contenuti. Siamo ancora suscettibili ai messaggi pubblicitari e ai grandi slogan delle aziende oppure siamo alla ricerca di prodotti che ci facciano credere di poter scegliere individualmente, di compiere delle scelte con la nostra testa senza che sia qualcun’altro a suggerircelo. Mettere in mostra un primo piano il prodotto accanto a un viso familiare come può essere quello di un influencer su instagram è ancora una buona strategia? O forse sarebbe più utile mostrare le funzionalità o il prodotto all’opera, senza sbatterci in faccia l’ennesimo “super slogan” o “super logo” che oramai siamo tutti ampiamente abituati a controllare e a evitare, quasi come se fosse un tentativo di inganno palese nei nostri confronti.

Per concludere ritengo che siano alcuni accorgimenti, alcuni più importanti, altri più sottili, a determinare il buon esito di una campagna che utilizza il product placement come principale mezzo per arrivare al pubblico, e che soprattutto attraverso i social può portare a un grande espansione del proprio prodotto e del proprio marchio.

Gianmarco Bozzoli

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