Black Lives Matter: le donazioni milionarie a sostegno delle proteste.

Contro il razzismo della polizia americana, a seguito della morte di George Floyd, si sono mobilitati colossi mondiali, influencer e personaggi famosi.

Secondo l’Associated Press, sarebbero circa diecimila gli arresti effettuati dalla polizia statunitense da quando sono iniziate le manifestazioni e i disordini per la morte di George Floyd.

Di raccogliere le donazioni se ne occupa il National Bail Fund Network, Rete del fondo nazionale per le cauzioni, che riunisce una sessantina di associazioni minori sparse in giro per l’America. Chi vuole seguire il movimento può recarsi direttamente sul sito del Black Lives Matter, dove, oltre alle informazioni per future proteste, iniziative legali, culturali e petizioni, si può donare alla causa.

Le vite dei neri contano

Black Lives Matter -letteralmente “le vite dei neri contano”- è un movimento attivista internazionale, fondato all’interno della comunità afroamericana e impegnato nella lotta contro il razzismo, perpetuato a livello socio-politico.

Black Lives Matter organizza regolarmente delle manifestazioni per protestare apertamente contro gli omicidi di persone di colore da parte della polizia, nonché contro questioni più estese come profilazione razziale, le brutalità della polizia e le disuguaglianza razziali da sempre presenti nel sistema giuridico degli Stati Uniti.

Nel 2013, in seguito all’assoluzione di George Zimmerman, il quale aveva sparato al diciassettenne afroamericano Trayvon Martin il 26 febbraio 2012, uccidendolo, cominciò a comparire su vari social media l’hashtag BlackLivesMatter, da cui poi ebbe origine l’omonimo movimento. Black Lives Matter ottenne poi maggiore visibilità a livello nazionale grazie alle proteste in strada in seguito alla morte di due afroamericani uccisi entrambi da agenti di polizia, nel 2014. Dalle proteste di Ferguson, i partecipanti del movimento sono scesi in strada per manifestare dopo la morte di numerosi altri afroamericani, uccisi in seguito ad azioni della polizia o durante la custodia in carcere, fino ad arrivare al 25 Maggio 2020 quando viene soffocato George Floyd a Minneapolis.

Don’t do it

La campagna di Nike contro il razzismo si è basata su uno spot, che è stato condiviso sui canali YouTube, Twitter e Facebook ufficiali del brand con il copy “Let’s all be part of the change”.

Uno spot semplicissimo, con una musica lenta ed emozionale suonata da un pianoforte e frasi in bianco che compaiono su sfondo nero -come da colori identificativi del brand- con una frase di apertura che risulta facilmente collegabile a Nike, con un richiamo nel “do it” che rimanda con una negazione al payoff: “For once, don’t do it”.

La forza comunicativa di questa campagna di Nike contro il razzismo, dunque, sta tutta nelle parole usate e il ricorso all’anafora, con una ripetizione del don’t a ogni inizio frase, è un espediente efficace per attrarre e mantenere l’attenzione fino alla fine dei 60 secondi.

Di fronte ai fatti di Minneapolis, con la morte di George Floyd che ha acceso proteste negli Usa, anche le aziende tech e social hanno deciso di prendere una posizione manifestando la loro solidarietà alla comunità Black e facendo delle cospicue donazioni in favore della causa.

Facebook nei giorni scorsi ha donato 10 milioni di dollari ai gruppi che lavorano sulla giustizia razziale, annunciato dal CEO Mark Zuckerberg ,in un post a sostegno della comunità nera, con queste parole: “Il dolore dell’ultima settimana ci ricorda quanto lontano il nostro Paese deve andare per dare a ogni persona la libertà di vivere con dignità e in pace. Ci ricorda ancora una volta che la violenza con cui convivono oggi i neri in America fa parte di una lunga storia di razzismo e ingiustizia. Tutti abbiamo la responsabilità di creare un cambiamento”.

Facebook è l’ultima compagnia hi-tech a scendere in campo in favore degli afroamericani. In un messaggio ai dipendenti, anche il CEO di Apple Tim Cook ha annunciato donazioni milionarie a gruppi come la Equal Justice Initiative, una no profit che si occupa di giustizia razziale, commentando così ciò che è successo a Minneapolis: “La morte di George Floyd è una prova sconvolgente e tragica che dobbiamo mirare molto più in alto di un futuro normale e costruirne uno che sia all’altezza dei più alti ideali di uguaglianza e giustizia”.

Mercoledì, Amazon ha annunciato diaver donato 10 milioni di dollari alle organizzazioni di giustizia sociale. La compagnia ha anche twittato che “il trattamento iniquo e brutale dei neri deve cessare”.

Personaggi pubblici

Tra questi spicca Kanye West, che ha istituito una borsa di studio per la figlia di George Floyd e ha donato 2 milioni di dollari per le famiglie degli afroamericani uccisi.

Un milione di dollari invece è l’ammontare totale delle donazioni effettuate da Jennifer Aniston dopo l’uccisione di George Floyd. A beneficiarne, secondo quanto riportato dal magazine People, sarebbero state alcune associazioni che operano nel movimento Black Lives Matter contro la discriminazione razziale.

Tra le primissime a entrare nel movimento Black Lives Matter, almeno per quanto riguarda la parte social, si sono schierate Beyoncé, Billie Eilish e Lady Gaga. Succesivamente hanno donato in totale circa 5 milioni di dollari. Attivo anche il mondo della moda con alcune maison, come Gucci, Dior e Louis Vuitton che sono intervenute nel dibattito e sempre dal mondo del fashion anche la cantante Rihanna, da sempre attivissima nella lotta al razzismo, ha oscurato tutti i negozi online dei suoi brand Fenty in occasione del Blackout Tuesday.

Ferdinando Margiotta

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