Libra e gli effetti sul mercato digitale: l’impatto sul business e la regolamentazione

Introduzione a Libra e alle sue potenzialità e criticità

Che cos’è “Libra”? Da qualche giorno questa domanda rimbalza su tutte le piattaforme, dai social media alla radio, da YouTube alle varie testate giornalistiche online. E no, ovviamente non ci stiamo riferendo all’unità di misura di massa.

“…Una moneta per ghermirli e nel buio incatenarli…”

Scherzi a parte, Libra è la nuova criptovaluta voluta da Facebook per erogare servizi finanziari tramite il proprio social network. La logica è quella per cui gran parte del mondo è oggi al di fuori dei circuiti bancari, ma attraverso Libra potrebbe attingere a risorse ed opportunità fino ad oggi non disponibili. Le potenzialità sono chiaramente immense ed il calibro dei partner già coinvolti rappresenta la miglior promessa per quella che si qualifica come stablecoin, destinata a trainare una rivoluzione.

Con Libra si potrà inviare e ricevere pagamenti via Facebook, WhatsApp o Messenger e l’utente ( o l’azienda ) che riceve la somma potrà far leva su un cambio stabile con il dollaro per convertire la propria somma ed utilizzarla a piacimento. Il costo delle transazioni sarà minimo ed il tutto avrà avvio a partire dal 2020. La costante crescita della community renderà Libra una moneta potenzialmente accettata da tutto il mondo.

Libra: le due facce della stessa moneta

Anche se viene etichettata come criptomoneta, Libra non incarna perfettamente gli aspetti della sua controparte più famosa, il Bitcoin.
Infatti la struttura architettata da Mark Zuckerberg prevede un controllo più radicale della suddetta moneta, ponendosi in parallelo con le altre valute ‘reali’ e cercando di imitarle nel loro utilizzo.
Come, vi chiederete? Semplicissimo, dando a Libra il valore corrente del dollaro. Chiunque acquisti o venda servendosi di Libra, potrà sempre sapere in tempo reale quanto ha in tasca, cosa che il Bitcoin non si sogna lontanamente.

Infatti, una valuta reale non riesce a raggiungere picchi di valore percorsi dal Bitcoin, salvo situazioni eccezionali come una recessione. Il Bitcoin in più occasioni si è dimostrato volubile alle oscillazioni del mercato, guadagnando il 50% del valore nell’arco della giornata e colare a picco nei giorni successivi. Questo in una moneta stabile non accade. In virtù di queste considerazioni, è logico supporre che il Bitcoin è più un bene sucettibile a valutazione economica ma senza un valore nominale reale. E’ improprio quindi definire il Bitcoin una moneta ma più una merce di scambio per operare un moderno ‘baratto’ sulla falsa riga dei nostri antenati. Ecco quindi l’intuizione geniale di ‘Mr. Facebook’: attaccare la propria carrozza al sistema ormai consolidato delle valute reali.

Naturalmente, imitando le valute reali, si rischia di incappare negli stessi problemi. Nello specifico, non è detto che Libra sia privo di frontiere. I governi del mondo, soprattutto quelli più nazionalisti, sono sempre stati molto restii ad accettare la circolazione di monete straniere, siano esse reali o virtuali. Il fatto che Libra abbia una provenienza specifica e controllata (U.S.A.) potrebbe far storcere il naso a qualche paese.
Altro punto, FB ha dichiarato di voler compiacere tutti i paesi e di sottostare ad ogni disciplina vigente, per evitare attriti. Questo comporta che la moneta non sarà mai davvero libera e pubblica. Dal momento che ogni transazione deve essere autorizzata da un nodo centrale, basandosi sull’identità dei soggetti, ci si può vedere respingere o addirittura bloccare i fondi se si è coinvolti in fattispecie contra legem, ossia illegale, per il paese ospite. Questo però significa anche impedire alla criminalità di riciclare denaro sporco o permettere transazioni atte a sovvenzionare attività criminose.

UE, sì alle criptovalute, no all’anonimato. La disciplina delle criptovalute

l’Europa riconosce ufficialmente le criptovalute per il tramite di una legge chiamata direttiva europea n. 156 del 19/06/2018 facente riferimento alla direttiva EU 2018/843 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018. I singoli Stati membri dell’Unione Europea dovranno applicarla e recepirla entro la data ultima del 10 gennaio 2020. Entro tale data il denaro digitale sarà finalmente riconosciuto come entità avente corso elettronico.

Il Parlamento Europeo tramite questa direttiva ha voluto definire le monete virtuali come una rappresentazione di valore digitale utilizzate sia da persone giuridiche (società) che fisiche (normali cittadini) che le considerano a tutti gli effetti un mezzo di scambio. Questa definizione di moneta elettronica era già stata usata dalla BCE nel 2016 in una dichiarazione volta a prevenire il riciclaggio e terrorismo nel sistema finanziario europeo. Le criptovalute, ha scritto il Parlamento EU, possono essere inviate, memorizzate e anche trasferite in modo elettronico. Ed esse possono essere usate per molte finalità sia come mezzo di investimento che di riserva o semplicemente di scambio. Esse sono in sintesi:

“una rappresentazione di valore digitale che non è emessa o garantita da una banca centrale o da un ente pubblico, non è necessariamente legata a una valuta legalmente istituita, non possiede lo status giuridico di valuta o moneta”.

Bisogna sottolineare che nella direttiva europea n.156 del 19/06/2018 facente riferimento alla direttiva EU 2018/843 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018 non viene citato il termine criptovalute, né tantomeno appare il termine Bitcoin, ma si fa riferimento in maniera generica alle valute virtuali, da non confondere però con la moneta elettronica che indica invece le transazioni con carte di credito. Pare che a seguito di questa direttiva a breve ci sarà la gara tra i Paesi appartenente al SEE a chi per primo riconoscerà le criptovalute, ma si sa che Malta è al primo posto.

Questo è solo un primo timido approccio di regolamentare le criptovalute. Fino a questo momento erano considerate un gioco, un capriccio di qualche hacker con sentimenti rivoluzionari che cercava di imporre un sistema del tutto svincolato rispetto alle valute ordinarie. Purtroppo però, l’opinione pubblica ha il suo peso e ben presto tali strumenti sono diventati ordinari per decine di milioni di persone. Quindi, per il momento, ci dovremo accontentare più che di una disciplina vera e propria, di una definizione in positivo su che cosa sia la criptovaluta, Libra compresa. Il punto cardine di questa direttiva resta la prevenzione di una nuova fonte di reddito per le associazioni criminali.

Lorenzo Damiani

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