Certi amori non finiscono: la Mafia usa la Lira come moneta parallela

Da quando, nel 2002, la Lira è stata ufficialmente sostituita dall’euro il popolo italiano ha dovuto adattarsi, convertendo negli anni milioni di banconote. Questo processo è stato possibile fino a novembre del 2011, quando per via di alcune transazioni sospette, il governo Monti ne anticipò la scadenza.

Già lo scorso anno il sito americano Bloomberg denunciava l’utilizzo della vecchia valuta come moneta di scambio da parte di alcune associazioni a delinquere sul territorio italiano, ed è di pochi giorni fa la notizia dell’arresto di quattro uomini fra Napoli e Caserta in quanto coinvolti in un sistema per convertire dalle Lire all’Euro ingenti somme di denaro ritenute frutto di attività illecite.

Lo scoop di Bloomberg

Era il giugno dell’estate scorsa quando il sito americano Bloomberg riportava le parole dell’ufficiale della Guardia di Finanza Giuseppe Arbore, secondo il quale sul nostro territorio fossero ancora in circolazione ingenti quantità di banconote del vecchio conio, utilizzate dalle associazioni mafiose come moneta di scambio. Lo stesso Arbore poi non forniva ulteriori dettagli, spiegando come ci fosse un’indagine in corso proprio legata a questi traffici sommersi. A queste dichiarazioni faceva sponda proprio il ritrovamento di grandi quantità di lire durante la perquisizione di un rifugio del clan dei Casalesi, mentre già nel 2011 delle transazioni sospette avevano portato alla divieto anticipato di conversione delle Lire in Euro. Nel 2012, inoltre, l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia aveva lavorato a stretto contatto con la DIA proprio per analizzare i detti flussi di denaro, suggerendo il coinvolgimento di associazioni mafiose in un sistema di riciclaggio.

Il coinvolgimento dei Casalesi

A questa storia si è recentemente aggiunto un tassello fondamentale. Nei giorni scorsi, infatti, gli uomini della guardia di finanza hanno arrestato quattro affiliati proprio al clan dei Casalesi, accusati di essere coinvolti in un sistema mirato a convertire vecchie Lire, per un ammontare di circa 20 miliardi, in Euro. Dal 2015, infatti, grazie alla sentenza della Corte Costituzionale secondo cui la decisione del governo Monti di anticipare il termine per la conversione Lira-Euro fu di fatto illegittima, la Banca d’Italia aveva riavviato il processo dietro la presentazione di un documento che testimoniasse di averne fatto domanda entro il marzo del 2012. I Casalesi hanno approfittato di questa sentenza, tramite l’utilizzo di documenti falsi o la semplice vendita di valuta storica, il che permetteva il recupero di una percentuale variabile tra il 35 e il 42% del valore iniziale. Per ora il valore delle Lire sequestrate ammonta a circa un miliardo, ma gli investigatori sono convinti di avere a che fare con ben altre somme di denaro.

Inutile sottolineare il valore di questa scoperta: non solo questa procedura permette alle organizzazioni di stampo mafioso di recuperare grandi quantità di denaro sporco fino ad ora immobilizzate come lire, ma anche di utilizzare una valuta non ufficiale ma riconvertibile, il che permetterebbe di mantenere ancora più irrintracciabili le transazioni fra i vari clan.

Lorenzo Ferri

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