Greta Thunberg contro tutti: perchè le aziende dovrebbero ascoltarla e scegliere la sostenibilità

La giovane svedese ha riportato sulla bocca di tutti i temi legati al cambiamento climatico: vediamo ora cosa dovrebbe spingere i grandi attori dell’economia ad adoperarsi per lo sviluppo sostenibile

Una delle attiviste più famose di questo decennio, grazie alla sua determinazione e risolutezza la studentessa dalle trecce bionde è riuscita a portare il suo messaggio di preoccupazione per il futuro del pianeta in tutto il mondo, dalle piazze fino ai potenti delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea. Nonostante le sue manifestazioni siano quasi sempre state rivolte ai politici per chiedere interventi in ambito legislativo, a dover intervenire più di tutti per ridurre il proprio impatto sull’ambiente sono le aziende. E i motivi per farlo di certo non mancano.

Responsabilità sociale d’impresa: che cos’è

L’attenzione per l’ambiente e la sostenibilità per le aziende rientra nel più ampio ambito della responsabilità sociale d’impresa, conosciuta anche con la sigla CSR (dall’inglese Corporate Social Responsibility). Questa definizione raggruppa tutti i modelli, le strategie, le azioni che le aziende adottano con il fine di essere migliori ‘cittadini’ della società, non solo dal punto di vista ambientale ma anche nei rapporti dell’impresa con tutti i cosiddetti stakeholder: dipendenti, aziende collaboratrici, clienti, popolazioni locali, amministrazioni pubbliche, la società in generale. La CSR può essere definita come una sorta di ‘codice etico’ dell’azienda, che non è più vista come una macchina con il solo scopo di generare profitti come lo era in passato, ma come un‘organizzazione formata da persone e che ha un impatto su altri individui della società, e di conseguenza deve assumersi delle responsabilità. La definizione di CSR è recente, essendo stata discussa solo a partire dagli anni ’80 ed ancora oggetto di dibattito, ma ad oggi quasi tutte le aziende adottano qualche forma di responsabilità sociale nella loro struttura organizzativa.

I vantaggi dell’essere green

La regolamentazione invocata da Greta Thunberg costituisce sicuramente un valido motivo per ridurre l’impatto ambientale di una azienda, soprattutto in paesi sviluppati come quelli dell’Unione Europea dove i requisiti sono più stringenti. Questi incentivi vengono però considerati dai più virtuosi come standard minimi e non sufficienti nell’ambito delle politiche ambientali, e la ricerca di metodi sostenibili non deve essere considerata come un fardello che distoglie l’impresa dai suoi obiettivi di generazione di profitto. In molti casi, infatti, l’attenzione all’ambiente è diventata parte integrale del business model dell’azienda e necessaria nel perseguimento dei suoi obiettivi: ci sono imprese che hanno come unico scopo sviluppare e commercializzare prodotti green, come nel caso di Chr. Hansen, che si occupa di biotecnologie ed è stata nominata da Forbes come azienda più sostenibile al mondo nel 2019; altre che hanno fatto della sostenibilità una missione e un modo per differenziarsi dai concorrenti, come il produttore di abbigliamento sportivo Patagonia; chi ancora ha utilizzato l’attenzione all’ambiente come opportunità per rilanciare il proprio marchio, come ha fatto McDonald’s che ha recentemente cambiato il suo logo da rosso a verde in Europa per simboleggiare un avvicinamento a strategie più ecologiche.

Il ruolo dei consumatori

Ma gli appelli di Greta e le manifestazioni contro il cambiamento climatico non sono rivolti solo ai grandi e potenti: i consumatori giocano un ruolo importante nel formare gli incentivi che portano le aziende a produrre in modo più sostenibile. La crescente informazione portata anche dalle iniziative degli attivisti e l’ingresso nel mercato delle nuove generazioni preoccupate per il futuro del pianeta sta già portando un lento cambiamento nelle abitudini d’acquisto che velocizzerà l’evoluzione verso più efficaci metodi di produzione. Al momento molti produttori green sono in grado di applicare prezzi più alti rispetto ai concorrenti che producono in grandi quantità e non hanno la tutela dell’ambiente tra le proprie priorità proprio per il valore aggiuntivo che i consumatori associano alla produzione sostenibile. Questo è in particolare vero per i settori di largo consumo come l’agroalimentare e il vestiario, ma dato che questi nuovi processi sono spesso volti a minimizzare gli sprechi ed ad utilizzare materie prime naturali, è possibile che in futuro i costi si abbassino e diventi più semplice ed economico per tutti acquistare da aziende che rispettano l’ambiente.

Elena Salina Borello

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