Il crowdfounding in Italia: una panoramica sullo strumento di finanza innovativa più utilizzato

Lo scorso anno si sono registrati numeri record, in Italia, per quanto riguarda il crowdfounding. Oltre 65 milioni di euro raccolti soltanto sulle nove piattaforme più attive nel Paese, raddoppiando i numeri che si erano visti nel 2018. In crescita anche il numero di campagne finanziate, passate dalle 113 del 2018 alle 138 del 2019.

Tra le piattaforme presenti sul mercato, Mamacrowd si è confermata quella di maggiore successo: prima per numero di campagne chiuse, ben 68, raccogliendo 29 milioni di euro di capitale.
Mamacrowd permette di diventare soci di startup e PMI innovative, con un processo semplice, completamente online e, soprattutto, vigilato dalla Consob, aspetto non banale quando si parla di finanza innovativa. La piattaforma si differenzia per un’elevatissima selettività nella scelta delle startup per le campagne, campagne di comunicazione attente e mirate, ma soprattutto un success rate che sfiora il 90%, facendo la fortuna di startupper ed investitori.

Che cos’è il crowdfounding?

Il crowdfounding è una forma di microfinanziamento per imprese in fase seed e start-up, che allarga di gran lunga la base di investitori abbassando la soglia minima di capitale richiesto, per acquistare equity dell’azienda, a poche centinaia di euro.
La caratteristica distintiva è che tutto avviene online su siti web specializzati, come Kickstarter e Indiegogo, i più famosi a livello internazionale.
Negli ultimi anni, il crowdfunding in Europa ha dovuto fare i conti con l’assenza di un quadro normativo unico all’interno dell’Unione e con la conseguente complessità derivante dalla diffusione di legislazioni  differenti a livello locale. L’assenza di un vero e proprio Mercato Unico dei Capitali ha rappresentato un freno, ostacolando l’accesso da parte delle PMI europee a risorse finanziarie provenienti da investitori di tutta l’Unione Europea. Nel 2019, però, l’Unione Europea ha emanato un nuovo regolamento, denominato “European Crowdfunding Service Providers for Business”, il quale rimuove qualsiasi tipo di barriera alla circolazione di capitali tra l’unione. Introduce, inoltre, un passaporto europeo per le piattaforme che vogliano operare in più Paesi dell’UE senza la necessità di richiedere le relative autorizzazioni nazionali.
Questa novità consentirà alle imprese di effettuare questo tipo di operazione finanziaria a prescindere dalla presenza o meno di investitori o piattaforme nazionali, potendo quindi beneficiare dell’ingresso in azienda, anche se molto spesso con una quota irrisoria del capitale, di soci internazionali. Ciò potrebbe consentire alle start-up di farsi conoscere all’estero ed accrescere il proprio network di contatti, un aspetto fondamentale per un’azienda neonata.  
Il regolamento aumenta, anche, l’importo massimo delle operazioni di finanziamento dei progetti fino a 5 milioni di euro, aumentando però gli obblighi di discolusure. Le piattaforme dovranno, infatti, fornire agli investitori informazioni chiare sui costi, sui criteri di selezione dei progetti e sui rischi finanziari in cui potrebbero incorrere compresi i rischi di insolvenza.

Diversi tipi di crowdfounding

Il termine crowdfunding è molto generico, non coglie completamente le diverse modalità di finanziamento a disposizione delle imprese, le quali, in base alle proprie esigenze, possono ricorrere ad una tipologia di operazione diversa.
Il reward based, ad esempio, consiste nella raccolta di fondi dove, in cambio del denaro, l’azienda restituisce agli investitori un “premio”. Il premio può consistere in un prodotto, magari quello per il quale si sta finanziando l’impresa, oppure un riconoscimento, spesso pubblico, con il quale la start-up ringrazia gli  investitori, offrendo loro anche dei gadget oppure dei badge. Questa tipologia di finanziamento va, quindi, molto bene per le start-up monoprodotto, la cui vita ruota attorno ad uno specifico prodotto/progetto.
Un modello, utilizzato soprattutto dalle organizzazioni no profit per finanziare iniziative senza scopo di lucro), è il Donation based. In questa tipologia di crowdfounding dove il proponente della campagna di raccolta fondi riceve il denaro e, al massimo, offre in cambio ricompense simboliche.
Equity based è, invece, un modello regolamentato dalla Consob, dove, in cambio del finanziamento versato, è prevista la partecipazione del finanziatore al capitale sociale dell’impresa, diventandone così socio a tutti gli effetti.
Il lending based si contrappone all’equity based perché offre debito anziché equity. Si parla soprattutto di microlending, in cui viene offerto credito a soggetti con un reddito piuttosto basso che difficilmente avrebbero accesso al settore bancario

Parla Mamacrowd

Mamacrowd è la più importante piattaforma italiana per investimenti in equity crowdfunding che permette di investire nelle migliori startup e PMI italiane.
In un momento di crisi come questo che stiamo vivendo, utilizzare nuove forme di finanziamento potrebbe essere un’arma importante per molte imprese, non solo quelle innovative.
Dario Giudici, founder e CEO di Mamacrowd, ha parlato proprio di crowdfundig ai tempi del Coronavirus, in un’intervista rilasciata a Startupbusiness.it:
‘Indubbiamente gli investitori sono un po’ alla finestra, si sono ridotte la frequenza delle adesioni non solo per noi ma per tutto il settore dell’equity crowdfunding, perchè c’è il momento di panico, si pensa alla sopravvivenza, ad altre necessità.
Ma è temporaneo, perchè la fase successiva per molti investitori sarà quella di porsi il problema di dove metter i propri risparmi in maniera sensata, anche alla luce di quanto successo sui mercati finanziari, il fatto che si è portata a casa tanta liquidtà che andrà riallocata in qualche maniera intelligente.
Il nostro sforzo in questo momento è di concentrare l’attenzione, nostra e quella degli utenti, su aziende che fanno servizi immediatamente utili per la comunità o che sono attività che possono essere ben posizionate per la ripartenza economica del paese.
Pensare subito alla ripartenza è il concetto che abbiamo cercato di trasmettere anche con il progetto Mamacrowd Chiama Italia che è basato su questa logica. Quando è scoppiata l’emergenza, come molto altri, ci siamo chiesti: cosa vogliamo fare in questo momento?
Abbiamo creduto che fosse importante continuare nel solco di quello che abbiamo sempre fatto e che pensiamo di saper fare bene, ovvero provare a portare i capitali privati verso le pmi italiane. Si tratta di farlo al meglio possibile per questo momento e per il futuro, quindi rendendoci conto che ci sono una serie di servizi, di necessità che sono emerse con più forza e sono destinate a rimanere, la spesa casa, la delivery, la didattica online, la tracciabilità dei prodotti, le tecnologie in campo medicale, lo smart working,”

Andrea Iacomino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

it Italiano
X